Roma, 27 dicembre 2017 - Un mercato sulle montagne russe. E i brividi da Bitcoin non sono ancora finiti: dopo la brusca frenata della settimana scorsa, la moneta virtuale è tornata a correre, guadagnando il 16% e rivedendo quota 16mila dollari. Il rialzo arriva però dopo lo stop di alcuni giorni fa, quando il Bitcoin era sceso sotto gli 11mila dollari pur partendo da quota 20mila. Un baratro, dunque, parzialmente recuperato, ma che la dice lunga su quanto sia volatile e basato sulla speculazione il mercato di una moneta dietro cui ci possono essere interessi più o meno trasparenti, più o meno leciti. Ed è anche per l’assenza di regole nelle transazioni della criptovaluta che un paese come Israele ha annunciato di voler mettere al bando i bitcoin. «Fino a quando non ci sarà una chiara regolamentazione, faremo in modo che le società che commerciano principalmente in valute virtuali non siano in grado di farlo sul mercato azionario di Tel Aviv», ha detto Shmouel Hauser, direttore della locale Autorità per la sicurezza (Isa). «Il Bitcoin – è la chiosa – è una bolla speculativa, e nessuno sa cosa ci sia dietro». 

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L'INTERVISTA di Alessia Gozzi - Niente panico. Nessuna crisi sistemica è all’orizzonte ma il Bitcoin è un oggetto rischioso, da maneggiare con cura. Ne è convinto Daniele Bianchi, ricercatore alla Warwick Business School ed esperto di criptovalute. 

Alla fine la bolla non è scoppiata: dopo il crollo dei giorni scorsi, il prezzo  è già risalito  oltre i 15mila dollari. Solo brividi dell’alta volatilità della criptomoneta?
"Sì, sono correzioni abbastanza fisiologiche per un mercato molto giovane che si è decuplicato in un anno. La quasi totalità dei crolli deriva da ragioni simili: preoccupazioni sulla sicurezza o interventi del regolatore. In quest'ultimo caso, l’attacco hacker a una piattaforma sudcoreana. Non è il primo  crollo e non sarà l’ultimo, anche perché il mercato è ancora piccolo in termini relativi".

È una bolla? Quanto può crescere ancora il prezzo?
"La tecnologia alla base, la blockchain, è rivoluzionaria e destinata a restare. Quale sia il prezzo reale del Bitcoin è impossibile dirlo, come non si può dire se è una bolla e quando scoppierà. Non c’è un bene concreto alla base, il valore di Bitcoin è fondamentalmente basato sulla sua legittimità come mezzo di pagamento o come investimento. Il fatto che il numero massimo di Bitcoin sia limitato a 21 milioni di monete, rende il prezzo fortemente dipendente dalla domanda".

Pensa che il Bitcoin possa raggiungere una maturità tale da renderlo meno volatile?
"È molto difficile che ciò avvenga nel breve termine. Molto dipende dalla sua diffusione come mezzo di pagamento o come reale strumento d’investimento. Entrambi gli scenari sono lontani al momento. La volatilità dipende dal fatto che la disponibilità di moneta non viene ‘aggiustata’ dal protocollo: nel 2140 si raggiungerà il tetto dei 21 milioni di pezzi. A meno che non arrivi qualche innovazione tecnologica è difficile che Bitcoin possa avere una diffusione tale da garantirne la stabilità".

Banche centrali e autorità sono in allarme: le criptovalute sono un rischio per la stabilità finanziaria? 
"Non per il momento. La capitalizzazione di mercato dei Bitcoin è un terzo di Apple, una goccia del mare per il mercato finanziario: anche se dovesse andare a zero, ci sarebbero molte persone che perdono tutto ma non una crisi finanziaria. I future possono avere un effetto moltiplicatore del mercato ma, al momento, è limitato. Inoltre, i grandi investitori istituzionali si tengono lontani per un problema di compliance con il regolatore, ci si buttano hedge fund, e questo fa sì che al momento il rischio sistemico sia limitato".

Che impatto hanno questi crolli su chi inizia a usare Bitcoin nell’economia reale: per acquisti o addirittura pagare gli stipendi?
"Non sono metodi di pagamento su cui si possa fare affidamento. Bisogna coprire il rischio di cambio: se fossi un commerciante piccolo, al momento ci penserei due volte. Molte realtà, come Microsoft ed Expedia, iniziano ad accettarli ma hanno altre dimensioni. In Italia, non c’è ancora un regime di tassazione sui Bitcoin e, da questo punto di vista, può forse esserci qualche convenienza. Negli Usa, invece, sono equiparati a beni di proprietà, quando vendi paghi una tassa sul capital gain".

Il Bitcoin da moneta di scambio è sempre più un asset speculativo: c’è chi ha guadagnato molto e chi rischia di trovarsi con un pugno di mosche.
"Originariamente era un metodo di pagamento, sta diventando un asset finanziario. Paradossalmente questi crolli possono essere salutari perché sintomo di maturazione del mercato, sono campanelli d’allarme soprattutto per chi è salito sul carro recentemente".

È giusto mettere dei paletti all’uso dei Bitcoin?
"Probabilmente si, anche se è contrario allo spirito per cui sono nati: sfuggire ad un’autorità centrale. Nel momento in cui impattano sull’economia reale e le dimensioni aumentano, il regolatore dovrà intervenire. Qualcosa di simile è già accaduto in Cina mesi fa; l’effetto potrebbe essere deleterio per la domanda, soprattutto la parte che ha fini illegali".