Starbucks (Ansa)
Starbucks (Ansa)

Roma, 30 gennaio 2018 - Kodak, Telgram e ora Starbucks. Il numero uno della catena di caffetterie Usa, diventate famose in tutto il mondo per la possibilità di sorseggiare un american coffee o un cappuccino usufruendo della connessione Wifi gratis, ha un visione precisa sul mondo delle criprovalute:  "Non credo che i bitcoin diventeranno delle monete - spiega  Howard Schultz - ma, in futuro, nasceranno delle criptovalute affidabili e sicure, garantite dalle grandi compagnie". Come Starbucks.  Queste monete virtuali, che nasceranno grazie alla tecnologia blockchain (la stessa che sta alla base dei bitcoin), aggiunge, "dovranno essere legittimate da un marchio della grande distribuzione fisica, di cui i consumatori abbiano fiducia, occorre una società che garantisca la transazione che riscuota la fiducia del pubblico". Parole che lasciano intendere che potrebbe essere proprio la catena di caffetterie Usa a testare o addirittura ad accettare una valuta virtuale in futuro.

Facebook vieta gli spot a Bitcoin e criptovalute

Kodak, dopo essere quasi fallita con l'avvento digitale, questa volta ha deciso di giocare d’anticipo cavalcando le nuove tecnologie: si è lanciata nel nuovo mondo delle criptovalute creando KodakCoin pensata per essere utilizzata da fotografi e agenzie marketing come mezzo di pagamento sicuro e immediato per vendere i propri scatti. Ed anche un big del mondo social come Telegram è pronto a lanciare la sua criptovaluta. Nell'Ico di Telegram potrebbero investire anche i venture capital: secondo il Financial Times, grandi nomi come Kleiner Perkins Caufield & Byers, Benchmark e Sequoia Capital avrebbero mostrato il proprio interesse dicendosi pronti a puntare 20 milioni di dollari ciascuno (su un'offerta complessiva di 1,2 miliardi, la più grande Ico di sempre). La criptovaluta si chiamerà Gram da scambiare in una rete decentralizzata (battezzata Telegram Open Network, Ton), su cui far viaggiare messaggi, file, transazioni e "contratti intelligenti". Un micro cosmo che potrebbe già contare sui 170 milioni di utenti della piattaforma social.

Una rivoluzione nel mondo del finanziamento delle aziende, in particolare delle startup, che si sta affermando come alternativo ai venture capital (merce rara, tra l'altro, in Italia) che  rilevano quote della società con l'obiettivo di farle crescere. Le Initial coin offering (offerte iniziali di moneta) consentono invece di raccogliere capitali freschi (in valute tradizionali o digitali) in cambio di gettoni digitali (i token) che possono essere comprati, venduti o spesi (in futuro) per utilizzare i servizi della startup. Una sorta di Ipo ( l’offerta pubblica iniziale con cui un’azienda vende azioni proprie per raccogliere capitali) del mondo crypto con la differenza che l'acquisto di token non dà diritto a quote nella società. Secondo ICOdata, il sito web di valutazione delle Ico, nel 2017 c'è stato un vero e proprio boom con quasi 5 miliardi di dollari di finanziamenti per le Ico. Operazioni che non sono soggette a regole o autorità di controllo e, anche per questo, le autorità finanziarie e di mercato stanno cercando di regolamentare. Le scam, cioè le truffe, sono infatti dietro l'angolo e la riuscita di un'Ico non è garantita da nessuno. Ma se dietro ci fosse una grossa azienda a garantire la moneta virtuale...

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