Calenzano (Firenze), 1 febbraio 2018 - Il ronzio dei processori è assordante, decine di ventole raffreddano i minatori digitali che scavano tra codici criptografici e stringhe di dati per estrarre l’oro 4.0. Le criptovalute: Bitcoin e le sue sorelle. La Silicon valley italiana è un capannone senza insegne ai piedi dell’appennino tosco-emiliano. Siamo a Calenzano, in Toscana, dove due giovani visionari hanno creato Bitminer Factory, la prima società di mining industriale in Italia. Tradotto: si producono (‘minano’, in gergo) monete virtuali. Gabriele Stampa e Gabriele Angeli – cervello digitale il primo e braccio industriale il secondo – sono partiti solo 8 mesi fa con 250 mila euro di investimento e 22 macchine per il mining. Oggi ne hanno circa 400, per 1,2 MW di potenza e – ai prezzi attuali del Bitcoin, circa 10 mila dollari – un ricavo potenziale di 120 mila dollari al mese. I guadagni dell’estrazione di tutte le monete virtuali, sono 12 quelle prodotte, vengono parametrati in Bitcoin, che è una sorta di oro 4.0.La fabbrica dove i processori producono criptovalute

FOCUS Da Starbucks a Telegram, tutti si fanno le criptomonete in casa

Come funziona? I processori creano i codici criptografici per la catena blockchain (un database distribuito che è la tecnologia di base del Bitcoin) e, in cambio, si ottiene una ricompensa. Che, al momento, è 0,015 bitcoin al giorno. Significa che se ne riesce a estrarre uno all’anno, "se sei fortunato".

È una grande scommessa sul futuro: "Il guadagno può essere moltissimo o essere zero – spiegano – dipende dal valore della criptomoneta estratta, dalla capacità della macchina e, poi, chi lo sa se in futuro ci saranno delle leggi che impediranno o regoleranno il mining?". Un salto nel vuoto. In ogni caso, non un "modo per fare denaro facile", ma il tentativo di "costruire valore e creare una community industriale per il mining italiano".

Non è un garage in California. Tutto è partito da una black box verniciata di nero: la miniera. "La prima macchina l’abbiamo assemblata in un cestello della lavastoviglie", ricorda Stampa, con un obiettivo ambizioso: uscire dal monopolio delle apparecchiature cinesi e diventare un produttore di miner industriali europeo. I bitcoin sono, infatti, prodotti con macchinari Asic al 90% fatti in Cina, importarli e usarli in Italia costa circa 4 mila dollari, i ‘Bitminer P8 multi Gpu’ sono invece assemblati direttamente da loro e hanno il vantaggio di produrre, non un solo tipo di criptovaluta, ma 12 differenti. Ethereum, Monero, Litecoin o Dash, per citarne alcune.

Segui qui la quotazione live dei Bitcoin

Tutto questo per dire che non serve andare in Bulgaria o nell’Est Europa, produrre criptovalute può essere conveniente anche qui in Italia. Come? "Lavorando sull’efficienza della macchina e della produzione elettrica", spiega Gabriele. Per intenderci: "Se noi consumiamo 680 watt all’ora, fare mining casalingo può costare il 45% in più in termini di energia elettrica, cioè 230-240 euro al mese. Insomma, a livello domestico conviene meno". Ma, aldilà del profitto, "per noi non è solo roba da nerd e smanettoni", si infervora, non è solo "sporcarsi le mani in miniera" ma "creare un mercato industriale". Società o professionisti possono acquistare da Bitminer una macchina per minare criptovalute, "il lavoro sporco dei minatori" in cambio di una percentuale sul minato. Una community industriale che per ora conta 110 membri e cresce di giorno in giorno. I prossimi passi? "Creare un laboratorio di ricerca e sviluppo e lanciare una nostra criptomoneta per finanziarci". Potrebbe chiamarsi Bitminer Coin, ma il nome non è ancora stato scelto.

Bitcoin, Facebook vieta gli spot alle criptovalute

Come in ogni rivoluzione tecnologica, a grandissimi rischi corrispondono grandissime opportunità. Ma qui a Bitminer, i 12 giovani ingaggiati dai due soci fondatori, ci credono davvero. "Le criptovalute sono solo la punta dell’iceberg di una svolta tecnologica che, grazie alla blockchain, rivoluzionerà tutti i settori industriali e finanziari, e accelererà l’internet delle cose". Davanti ai crolli di questi giorni del prezzo del Bitcoin, Gabriele non si scompone: "Probabilmente scenderà ancora, ci riposiamo un po’ – scherza –, ma poi risalità. Qualcuno dice fino a 200mila dollari". La differenza tra essere folli o visionari corre su un filo molto sottile. Una cosa è certa: "Qui c’è la passione".