Bologna, 10 marzo 2018 - I bitcoin sono virtuali, è vero, ma si possono anche prelevare al bancomat. Grazie a delle macchinette Atm dove si inserisce la banconota e il nostro portafoglio virtuale (wallet) si ricarica. Per il momento in Italia ce ne sono meno di 20, concentrati sopratutto nel Nord Italia, ma presto sbarcheranno in massa anche nei centri commerciali grazie all’idea visionaria di Federico Pecoraro, un 33enne di Bordighera, che nel 2013 ha fondato la società Chainblock ex Robocoin Italia, primo operatore di bancomat bitcoin in Italia. Adesso gli Atm sono otto: due a Milano, uno a Torino, uno a Firenze, uno ad Alba, uno a Genova e presto tornerà operativo anche quello di Roma che era installato nella Stazione Termini. Dal 2013 a oggi, spiega Pecoraro, «abbiamo avuto oltre mila clienti».

Il boom, naturalmente, c’è stato nel 2017. E non ha contagiato solo i millennial: «Ci sono persone che hanno più di 70 anni – spiega – per la maggioranza si tratta di uomini ma il 40 per cento è donne. Del resto questo è il metodo più facile per acquistare bitcoin rispetto ad Internet». La partnership con la società Didit va proprio in questa direzione, cioè «rendere più accessibile e veloce la tecnologia Bitcoin e non solo perché si potranno prelevare anche altre due criptovalute, Ethereum e Litecoin». L’obiettivo è partire entro aprile con il primo Atm per arrivare in prospettiva ad un centinaio di distributori nei templi dello shopping.

Ma non è finita qui, i bancomat saranno accompagnati da altri due servizi, i Pos Point of sale di Chainblock Pay e Chainblock Buy. I primi sono dei pos per criptovalute che saranno utilizzati dai commercianti per accettare il pagamento delle criptovalute, magari prelevati all’Atm vicino, attraverso un codice QR, un paper wallet (una specie di chiavetta usb) o una card fisica plastificata che funziona con tecnologia Nfc (quella delle carte di credito contact less, per intenderci). Chainblock Buy è, invece, un software con app che consente di comprare criptomonete attraverso bonifico: «Nel giro di 24 ore – spiega Pecoraro – lo processiamo grazie alla partnership con un istituto di pagamento con licenza bancaria». 

La commissione sarà in linea con quelle del mercato mentre per quanto riguarda gli Atm oscilla tra il 6 e l’8% a seconda delle giornate di mercato. C’è, infatti, una sistema automatizzato che fa una media tra i tre exchange principali (The Rock, Bitstamp, Kraken). I distributori funzionano in due sensi: permettono, cioè, di cambiare gli euro in valuta virtuale e viceversa.

Per vedere dove sono installati gli Atm basta andare sul sito coinatmradar.com che aggiorna la mappa mondiale. E così si scopre che, nel mondo, ce ne sono oltre 2.400, di cui 1.400 solo negli Stati Uniti, seguiti da Canada con 360 Atm e Austria con 123. Il primo ha fatto la sua comparsa a Vancouver, in Canada, dentro a un coffee shop. Un negozio di dischi, nella stazione di Helsinki, in Finlandia, è stata invece la prima tappa europea. In Italia, oltre a quelli installati da Chainblock, ce ne sono altri a Pisa e a Udine e quello balzato agli onori delle cronache a Rovereto, nel cuore della Bitcoin Valley trentina. 

Finora nel nostro paese il ‘business’ non ha ancora preso piede, anche per il fattore commissioni che sono mediamente più alte, ma vederseli fisicamente nei centri commerciali potrebbe incentivarne l’uso. Nel caso di Chainblock la trasparenza e la sicurezza sono garantite da quattro fattori di identificazione: numero di telefono, on-time password (come quella dei conti correnti online con un pin che arriva sul cellulare), la scansione del documento di identità e, infine, un selfie del proprio viso. Il tetto massimo delle operazioni, sia di acquisto che di vendita, è di 3mila euro mentre, attraverso bonifico, non ci sono limiti. I tempi? Trenta minuti e le criptomonete vengono trasferite senza correre il rischio di variazioni di cambio.