L’appuntamento sulla manovra da 38 miliardi di euro tra il premier Giuseppe Conte e i vertici di Cgil, Cisl e Uil è fissato per domani sera, ma i sindacati sono già sul piede di guerra. In testa alla lista delle rivendicazioni e delle proteste il blitz del ministero dell’Economia sulla rivalutazione delle pensioni: in sostanza, verrebbe mantenuto il blocco o il raffreddamento degli adeguamenti dei trattamenti all’inflazione come attualmente previsto anche nel...

L’appuntamento sulla manovra da 38 miliardi di euro tra il premier Giuseppe Conte e i vertici di Cgil, Cisl e Uil è fissato per domani sera, ma i sindacati sono già sul piede di guerra. In testa alla lista delle rivendicazioni e delle proteste il blitz del ministero dell’Economia sulla rivalutazione delle pensioni: in sostanza, verrebbe mantenuto il blocco o il raffreddamento degli adeguamenti dei trattamenti all’inflazione come attualmente previsto anche nel 2021, con il rinvio al 2023 del meccanismo più favorevole concordato in passato. "Si profila l’ennesima beffa per i pensionati col prolungamento del blocco della rivalutazione degli assegni", accusano dallo Spi-Cgil e dalla Federazione dei pensionati della Cisl.

Ma, con la ripresa della pandemia e delle conseguenti chiusure delle attività economiche, la coperta si è fatta di nuovo molto corta. E anche il ricorso al nuovo scostamento di bilancio (e, dunque, al nuovo indebitamento) rischia di non bastare: anche se fosse da 40 miliardi, come ipotizzato, le risorse al massimo sarebbero sufficienti per sostenere la manovra come impostata con l’aggiunta dei nuovi impegni sul fronte ristori anche per il 2021. "Probabilmente - spiega Carlo Cottarelli, presidente dell’Osservatorio sui conti pubblici - i numeri della Nadef sul deficit dovranno essere rivisti alla luce di una crescita più bassa, il 6% su cui è basata la legge di bilancio appare molto difficile". Le spese per i ristori a seguito delle chiusure di attività si estenderanno per il prossimo anno e sarà necessario alzare quel 7% di deficit (sul 2021) facendo ricorso "a un altro scostamento, forse già per quest’anno, sicuramente per il prossimo". E questo sebbene la cifra complessiva stanziata dal governo dallo scorso marzo supera i 100 miliardi di euro.

Dalle categorie, però, è un tuonare di proteste. "Si sono dimenticati il credito di imposta su ricerca e sviluppo", incalza il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: "Uno Stato che non sostiene ricerca e sviluppo è un fallimento". E ancora, nella bozza della manovra "non abbiamo trovato traccia" della promessa cabina di regìa "sulla gestione delle risorse del Recovery Fund europeo". E non basta: "Per i commercianti – incalza - io fin dall’inizio ho detto che gli interventi dovevano essere fatti sul fisco e non sui ristori".

La bozza della legge di Bilancio 2021