Mario Draghi (ImagoE)
Mario Draghi (ImagoE)

Roma, 13 dicembre 2018 - Il direttivo della Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i suoi tassi d'interesse principali e confermato lo stop del quantitative easing dal 1° gennaio 2019. Mario Draghi è ottimista: per il presidente della Bce "la domanda interna continua a sostenere l'espansione e a spingere gradualmente l'inflazione". Limate, comunque, le stime di crescita dell'Eurozona per il 2018 e il 2019: meno 0,1 punti percentuali per entrambi gli anni. Questi, nel dettaglio, i dati forniti dalla Bce. 

TASSI FERMI FINO A ESTATE 2019 - Il 'ref' (tasso di rifinanziamento pronti contro termine) resta a quota zero, mentre il tasso sui depositi, cioè quello che le banche pagano per depositare i loro fondi a Francoforte, rimane negativo a -0,40%. Invariato anche il tasso marginale a +0,25%. La Bce ha spiegato poi che i tassi rimarranno fermi fino all'estate del 2019. In una nota diffusa al termine della riunione di politica monetaria, l'Eurotower ha ribadito che i tassi di interesse si manterranno "su livelli pari a quelli attuali almeno fino all'estate del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine". 

FINISCE IL QE, DA GENNAIO STOP ACQUISTI NETTI - Il Consiglio ha poi confermato che porterà a zero, a partire dal primo gennaio, gli acquisti netti di bond. Finisce così l'espansione di bilancio attraverso il quantitative easing, anche se la Bce continunerà a reinvestire i titoli in portafoglio ancora a lungo dopo che saranno risaliti i tassi. Il Consiglio infatti intende reinvestire i pagamenti principali dei titoli in scadenza acquistati nell'ambito dell'APP (piano di acquisto asset) "per un lungo periodo di tempo dopo la fine degli acquisti di attività nette, e in ogni caso per il tempo necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario". 

DRAGHI: "DOMANDA INTERNA SOSTIENE CRESCITA E INFLAZIONE" - "Anche se i dati sono più deboli di quanto atteso, a fronte di una domanda estera e di fattori specifici di Paesi e settori, la domanda interna sottostante continua a sostenere l'espansione e a spingere gradualmente l'inflazione - ha detto il presidente Mario Draghi - . I rischi per le prospettive (economiche dell'Eurozona, ndr) possono ancora essere considerati ampiamente bilanciati" anche se "il punto di equilibrio si sta muovendo verso il basso". Tra i fattori di rischio Draghi cita: protezionismo, scenari geopolitici, Paesi emergenti e la vulnerabilità dei mercati finanziari. 

"INFLAZIONE ALL'1,9% NEL 2018 E ALL'1,7% NEL 2019" - Infine la Bce ha rivisto al ribasso le stime di crescita del 2018 per l'Eurozona all'1,9% dal 2% della stima precedente. Per il 2019 la proiezione sul tasso di crescita è stato limato a 1,7% da 1,8%, mentre è confermata a +1,7% la stima per il 2020. Per il 2021 la Bce si attende una crescita dell'1,5%.