Roma, 29 maggio 2020 - Considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. Focus sulla crisi economica causata dal Coronavirus. "Nello scenario di base la flessione dell'attività produttiva nel 2020 sarebbe pari al 9%" e nel 2021 il Pil "recupererebbe circa la metà della caduta", dice anzitutto Visco, secondo il quale "su ipotesi più negative, anche se non estreme (...) il prodotto si ridurrebbe del 13% quest'anno e la ripresa nel 2021 sarebbe molto lenta". Il governatore sottolinea che "ci vorrà tempo per tornare a una situazione di normalità, presumibilmente diversa da quella a cui eravamo abituati fino a pochi mesi fa". Sempre oggi l'Istat rileva che nel primo trimestre del 2020 il Pil dell'Italia è diminuito del 5,3% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% nei confronti del primo trimestre del 2019. La variazione acquisita del Pil per il 2020 è pari a -5,5%. "La stima completa dei conti trimestrali conferma la portata eccezionale della diminuzione del Pil nel primo trimestre", annota l'Istat parlando di flessioni "mai registrate dal primo trimestre del 1995". In calo del 5,1% i consumi e dell'8,1% gli investimenti fissi lordi.

I conti pubblici

"Nel quadro macroeconomico del Governo si prevede per il 2020 un disavanzo pari al 10,4 per cento del Pil e un aumento del peso del debito pubblico sul prodotto di 21 punti percentuali, al 156 per cento. Un lascito così pesante impone una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi". Nel testo viene spiegato che "con un tasso di crescita dell'economia compreso tra l'uno e il due per cento", un calo dello spread, e un avanzo primario dell'1,5% "sarebbe sufficiente per ridurre il peso del debito sul prodotto di circa due punti percentuali in media all'anno".

Le tasse e l'evasione

"Ciò che soprattutto ci differenzia dalle altre economia avanzate è l'incidenza dell'economia sommersa e dell'evasione che si traduce in una pressione fiscale effettiva troppo elevata per quanto rispettano pienamente le regole". Visco che invita a "un profondo ripensamento della struttura della tassazione, che tenga contro del rinnovamento di sistema di protezione sociale, deve porsi l'obiettivo di ricomporre il carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi". Per Visco "le ingiustizie e i profondi effetti distorsivi che derivano da evasione e sommerso si riverberano sulla capacità di crescere e di innovare delle imprese; generano rendite a scapito dell'efficienza del sistema produttivo".

Gli aiuti dell'Ue

"Ogni paese deve utilizzare le risorse messe a disposizione dalle istituzioni europee con pragmatismo, trasparenza e, soprattutto in maniera efficiente", spiega Visco, avvertendo però che "i fondi europei non potranno mai essere 'gratuiti'" perché "il debito europee è debito di tutti". Il numero uno di Bankitalia definisce l'ultima proposta Ue, del fondo da 750 miliardi "un'opportunità importante". E aggiunge: "L'Italia è chiamata ad uno straordinario sforzo per sfruttare le opportunità offerte meglio di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni".

La speranza

"L'incertezza oggi è forte" ma "oggi da più parti si dice 'insieme ce la faremo'. Lo diciamo anche noi", continua il governatore, sottolineando che non lo si deve dire però "solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto". "Serve un nuovo rapporto tra Governo, imprese dell'economia reale e della finanza, istituzioni, società civile; possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo 'contratto sociale', ma anche in questa prospettiva serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo". Infine un chiaro appello: "Nessuno deve perdere la speranza" dice Visco.

I punti di forza dell'Italia

L'economia italiana ha però 'punti di forza'. Il governatore della Banca d'Italia, ricorda: dalla ricchezza reale delle famiglie alla flessibilità del settore manifatturiero. "Nonostante i ritardi e le difficoltà negli ultimi mesi le infrastrutture di rete hanno tenuto, consentendo a centinaia di migliaia di lavoratori di continuare ad operare da remoto; il settore manifatturiero è flessibile e, dopo la crisi dei debiti sovrani, ha rapidamente recuperato competitività; il debito netto con l'estero è pressoché nullo; la ricchezza reale e finanziaria delle famiglie è nel complesso elevata (...); il sistema finanziario, rafforzato nonostante la doppia recessione, è in condizioni decisamente migliori di quelle in cui si trovava".