Banche, appello dell’Abi all’Europa: "Norme più semplici e flessibili"

Il presidente Patuelli: digitale e fintech richiedono un rapido adeguamento ai cambiamenti in atto

Banche, appello dell’Abi all’Europa: "Norme più semplici e flessibili"

Banche, appello dell’Abi all’Europa: "Norme più semplici e flessibili"

"Ora che il focus" in Europa "deve necessariamente spostarsi sulla competitività e la crescita c’è bisogno non di una deregolamentazione, ma di un sistema normativo e regolatorio più semplice, efficiente e anche flessibile perché la natura senza confini del digitale e l’evoluzione della fintech chiedono un rapido adeguamento alla situazione in continuo cambiamento". È quanto Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, ha sottolineato a Bruxelles, dove i vertici dell’associazione che raggruppa le banche che operano in Italia, hanno partecipato a una serie di incontri istituzionali sulle priorità del settore in ambito europeo in vista delle elezioni europee di giugno. "Puntiamo a una semplificazione delle norme che vengono imposte alle banche e anche del sistema e degli organismi che se ne occupano – spiega Antonio Patuelli – Una molteplicità di fonti del diritto non sempre coerenti tra loro, cui si aggiungono le attività di vigilanza. Un reticolo di complessità che complica le attività, oltre che delle banche, di tutti gli interlocutori del mondo finanziario".

Con quali auspicabili vantaggi?

"La maggiore flessibilità delle regole, che è quanto auspichiamo, consentirebbe, per esempio, la ristrutturazione delle situazioni dei debitori in difficoltà. Le banche vogliono curare il malato, non lasciarlo morire".

L’altro giorno una nota di Bankitalia parlava del prezzo dei conti correnti salito a 104 euro all’anno.

"Attenzione: il dato è il frutto di una media, calcolata fra le condizioni di soggetti in concorrenza fra loro, ognuno dei quali, per altro, può prevedere varianti e situazioni diverse. Anche le condizioni massime applicate possono trovare poi riduzioni, per esempio per effetto delle convenzioni che ogni istituto può scegliere di stipulare e applicare".

Mutui e prestiti sono ancora un tasto dolente. L’accesso al credito è diventato più difficile?

"In Europa la Bce non ha abbassato i tassi d’interesse. Ma vedo che in Italia sono calati i tassi dei mutui. Sia di quelli vecchi, che dei nuovi. Solo quelli a tasso fisso sono rimasti fermi: un vantaggio per chi li ha richiesti, certo non per le banche".

Qualche numero?

"Il tasso Irs a dieci anni, il parametro più usato per i mutui, il 3 ottobre aveva raggiunto il 3,52 per cento; martedì era sceso al 2,75 per cento. Significa che chi oggi sottoscrive mutui trova già condizioni migliori. E chi ha un vecchio mutuo beneficia almeno di una riduzione dei costi".

Il 2023 è stato un anno boom per le banche, che hanno realizzato grandi utili. Che 2024 vi aspettate?

"Il 2023 non è stato ancora chiuso; vedremo a febbraio i risultati di tutti. Le banche non sono tutte uguali. Il 2024 si è aperto con i tassi di mercato che sono calati. Bisognerà guadagnare i risultati con grande sforzo. Anche perché ci sono variabili infinite. Le elezioni europee e quelle negli Usa, certo. Ma soprattutto le guerre e la crisi del Mar Rosso. Se si blocca Suez l’inflazione tornerà a crescere e i costi si moltiplicheranno. Servono dunque lungimiranza e prudenza".

Gli accantonamenti fatti dalle banche aumentano la loro solidità rispetto alle prove di Basilea?

"Tutto ciò che rafforza la solidità delle banche aiuta a fare più prestiti e a prepararsi a Basilea 3+. Le decisioni non sono state ancora prese; le prenderanno le assemblee di marzo e di aprile, cui saranno chiamati milioni di soci".

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