di Elena Comelli Si apre un nuovo fronte di scontro con Bruxelles sul tema delle concessioni balneari. La Commissione europea ha infatti deciso di inviare una lettera di messa in mora all’Italia; ora il governo ha 60 giorni per rispondere. Si tratta del primo atto di una procedura d’infrazione, derivato dalla decisione del 2018 dell’allora governo M5s-Lega di estendere le concessioni balneari in essere fino al 2033, in barba a una sentenza della Corte di giustizia europea del 2016, che aveva accertato l’incompatibilità tra il sistema del rinnovo automatico e il diritto dell’Unione. La misura italiana,...

di Elena Comelli

Si apre un nuovo fronte di scontro con Bruxelles sul tema delle concessioni balneari. La Commissione europea ha infatti deciso di inviare una lettera di messa in mora all’Italia; ora il governo ha 60 giorni per rispondere. Si tratta del primo atto di una procedura d’infrazione, derivato dalla decisione del 2018 dell’allora governo M5s-Lega di estendere le concessioni balneari in essere fino al 2033, in barba a una sentenza della Corte di giustizia europea del 2016, che aveva accertato l’incompatibilità tra il sistema del rinnovo automatico e il diritto dell’Unione.

La misura italiana, secondo l’esecutivo comunitario, crea "incertezza giuridica per i servizi turistici balneari, scoraggia gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia già duramente colpito dal Coronavirus, causando una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali". "Gli Stati membri – osservano da Bruxelles – sono tenuti a garantire che le autorizzazioni, il cui numero è limitato per via della scarsità delle risorse naturali (ad esempio le spiagge), siano rilasciate per un periodo limitato e mediante una procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi".

L’obiettivo, spiega ancora la Commissione, "è fornire a tutti i prestatori di servizi interessati, attuali e futuri, la possibilità di competere per l’accesso a tali risorse limitate, di promuovere l’innovazione e la concorrenza leale e offrire vantaggi ai consumatori e alle imprese, proteggendo nel contempo i cittadini dal rischio di monopolizzazione di tali risorse".

Tale obiettivo, secondo l’esecutivo comunitario, viene meno in Italia, così come già evidenziato da una sentenza della Corte di giustizia del 14 luglio 2016, che l’Italia non ha attuato. Anzi, il nostro governo "ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute, violando il diritto dell’Unione".

Immediata la reazione di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, secondo cui "è ora di finirla" con le "continue ingerenze da parte di questi parassiti eurocrati", che "tentano di distruggere un segmento strategico del comparto turistico" e di "mettere le mani sopra ad aziende che sono il fiore all’occhiello del turismo made in Italy". Per Licordari "è preciso dovere del governo italiano raddrizzare la schiena e recarsi a Bruxelles con decisione per tutelare e difendere le proprie imprese da questo attacco vergognoso".

Anche la Cna chiede al governo di difendere le misure corporative, sostenendo che l’estensione al 2033 delle concessioni in essere sarebbe "una misura fondamentale per garantire stabilità al comparto, in un momento di crisi gravissima per il settore, e rilanciare gli investimenti", già ripartiti ad agosto, "grazie alla presenza sulle spiagge italiane di oltre dieci milioni di turisti nostri connazionali, quasi 20mila in più del 2019".