Trasporto merci via mare (Dire)
Trasporto merci via mare (Dire)

Roma, 15 aprile 2019 - Le Autostrade del Mare crescono. Sono una modalità di trasporto ‘green’ che grazie alla forte crescita degli ultimi anni (+ 23,5% negli ultimi 4 anni, +3,6% nel 2018) potrebbero intercettare un enorme mercato potenziale, quello del trasporto merci nel Mediterraneo e verso il Mediterraneo. Il traffico merci Ro-Ro in particolare è cresciuto del 24,2% nel quadriennio 2014-2017 e ha quasi raggiunto quello container, che nello stesso periodo è salito “solo” del 6,3%.

I vantaggi ambientali delle Autostrade del Mare sono evidenti. Secondo uno studio di Price Waterhouse del 2015 in termini di esternalità il costo dell'inquinamento prodotto dal trasporto su strada è di 4,91 euro per mille tonnellate/chilometro contro 1 euro e 81 per il trasporto marittimo sulla stessa distanza. Stesso discorso per le esternalità da emissione di gas serra, che sono di 5,32 euro per mille tonnellate/chilometro per i trasporto merci su strada e 1,51 euro per il trasporto marittimo. Il trasporto di rotabili per via marittima Ro-Ro corrispondeva nel 2017 a circa il 9% del traffico autostradale di veicoli pesanti circolanti in Italia, con una stima di 680 mila tonnellate di Co2 equivalenti risparmiate all'anno, come dire le emissioni generale in un anno dal traffico urbano di una città di 1 milione di abitanti. 

“Il settore delle Autostrade del Mare in Italia - nota Ennio Cascetta, amministratore unico di Ram, la società del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nata nel 2004 per promuovere le Autostrade del Mare - conferma di anno in anno la propria dinamicità ed attrattività sul mercato, avendo di gran lunga superato le stime di crescita al 2020 delineate nel Piano Strategico nazionale della portualità e della Logistica del 2015”.

L'Italia occupa la seconda posizione nell'Ue a 28 per traffico Ro-Ro (prima è la Gran Bretagna) e la prima per paseggeri movimentati ed è leader mondiale in termini di numero di navigli RoRo e Ro-Pax battenti bandiera nazionale. Il mercato italiano che conta su oltre 560 collegamenti svolti con navi Ro-Ro e Ro-Pax dai porti italiani per oltre 1,3 milioni di ml di stiva a settimana. Di questi, oltre l'80% sono garantiti da armatori italiani. A livello di infrastrutture, in Italia ci sono 265 accosti dedicati alle navi Ro-Ro, 19,2 milioni di mq di aree di sosta e stoccaggio, 1378 mezzi di carico e scarico. Il primo porto per traffici movimentati è Livorno (14,3 milioni di tonnellate stimate a fine 2017), seguito da Genova (9,4 milioni), Trieste (8,8 milioni), Catania (8,1 milioni) e Salerno (8,6 milioni). Gruppi come Grimaldi - che ha incorporato Minoan Lines e Finnlines - , molto attivi sule Autostrade del Mare, sono in costante crescita.

In questi anni si è osservata una tendenza ad adottare “giri nave” basati su collegamenti multiscalo anziché point to point dovuta probabilmente alla graduale concentrazione del mercato e all'entrata in servizio di naviglio di sempre maggiori dimensioni. L'Ue - il percorso che ha portato alla nascita delle Autostrade del Mare inizia con l'introduzione nel trattato di Maastricht del 1992 del concetto di rete Transeuropea dei Trasporti e proseguì con l'adozine nel 2001 del Libro Bianco dei trasporti che dava alle Autostrade del Mare un ruolo strategico - ha fatto molto e anche il nostro Paese da anni si sta muovendo. In corso sono interventi infrastrutturali per 685 milioni di euro.

"Uno strumento di crescita delle Adm - osservano a Ram, la società del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nata nel 2004 per promuovere le Autostrade del Mare - è stato l’incentivo tutto italiano Marebonus per il quale sono in corso finanziamenti pari a 118 milioni di euro (42 mln nel 2017 + 76 mln nel 2018). Sulla base delle 51 proposte progettuali ricevute dagli armatori, lo stanziamento Marebonus ha stimolato investimenti per nuovi servizi Adm e per l’upgrading di quelli esistenti di 538,1 milioni di Euro su un orizzonte temporale triennale, con un effetto leva di 4,56”. Non male anche perchè i vantaggi ambientali sono evidenti.

"Secondo una previsione prudenziale e tenendo conto unicamente dei nuovi servizi Adm attivati grazie a Marebonus - sottolineano a Ram - si potranno ottenere 104.800 ml di stiva netta settimanale su servizi Adm (circa 7,5% di offerta aggiuntiva rispetto a quella corrente) con 190.000 veicoli pesanti sottratti annualmente dalla strada e quindi un risparmio di esternalità negative di 45,72 milioni di euro l’anno. In attesa dunque, che come proporrà Ram a Bruxelles, l’incentivo italiano si trasformi in Med Atlantic Ecobonus, cioè il bonus che mira a promuovere un sistema di incentivi per le Autostrade del Mare di matrice europea, anche il 2018 conferma una crescita del segmento ADM con stime del 5% rispetto al 2017. Gli obiettivi per agganciare e sostenere questa crescita sono quelli progettati nel Med Atlantic Ecobonus: un incentivo smart a carattere europeo per le ADM, doppia call per il bando che coinvolge sia gli armatori che gli autotrasportatori”.

Adesso è importante non perdere il “momentum”.

Ma non tutto va come dovrebbe. L'incentivo Marebonus scaduto nel 2018 è stato sì rifinanziato anche per il triennio 2019-2021, ma con soli 9 milioni di euro. Andrà probabilmente rifinanziato e soprattutto reso stabile. Così come serve l'incentivo europeo. C'è poi il problema dell'adeguamento alle normative europee e internazionali in materia ambientale, a partire dal Sulphur Cap del 2020 all'accordo in sede IMO della strategia per la emissione di gas serra di almeno il 50% entro il 2050 della Co2 prodotta dalla navigazione marittima ai livelli del 2008. Questo richiederà nuove navi o il retrofitting di quelle esistenti, con conseguenti grandi investimenti da parte degli armatori, che per recuperare i costi potrebbero aumentare le tariffe, rendendo così meno convenienti le Autostrade del Mare. Gli incentivi, anche ad hoc per l'ammodernamento delle flotte, aiuterebbero a mantenere i tasso di crescita attuale e magari a spostare altro traffico dalla gomma al mare. Che è cosa buona per l'ambiente, per l'economia ma anche per a poltica estera, perchè più il Mediterrano è mare di pace e di sviluppo, migliori sono le prospettive per la vita di chi abita lungo le sue coste.