Il valore delle auto da collezione è salito del 189% negli ultimi 10 anni. In foto: prototipi Alfa Romeo Bertone anni ’50
Il valore delle auto da collezione è salito del 189% negli ultimi 10 anni. In foto: prototipi Alfa Romeo Bertone anni ’50
di Nicoletta Magnoni Metti nel cassetto un po’ di storiche auto, schegge di diamanti, calici di nettare di Bacco, tempo a peso d’oro e pennellate di capolavori. Ebbene, quel cassetto conterrà un tesoro finanziario sicuro. Anche i beni rifugio non sono più quelli di una volta. O meglio, non sono più solo quelli di una volta, cioè l’oro e il mattone. Il metallo giallo negli ultimi anni ha avuto oscillazioni tali da mettere qualche brivido. E ultimamente c’è chi punta di più sull’oro rosso a 18 carati, ribattezzato oro russo quando era di grande tendenza alla corte degli zar. Così, largo a beni rifugio alternativi. L’ultimo nato è il fondo svizzero Hetica Klassik...

di Nicoletta Magnoni

Metti nel cassetto un po’ di storiche auto, schegge di diamanti, calici di nettare di Bacco, tempo a peso d’oro e pennellate di capolavori. Ebbene, quel cassetto conterrà un tesoro finanziario sicuro. Anche i beni rifugio non sono più quelli di una volta. O meglio, non sono più solo quelli di una volta, cioè l’oro e il mattone. Il metallo giallo negli ultimi anni ha avuto oscillazioni tali da mettere qualche brivido. E ultimamente c’è chi punta di più sull’oro rosso a 18 carati, ribattezzato oro russo quando era di grande tendenza alla corte degli zar. Così, largo a beni rifugio alternativi. L’ultimo nato è il fondo svizzero Hetica Klassik che ha in portafoglio iconiche auto d’epoca. Valore, da trentamila euro fino a sei milioni. Consulenza tecnica affidata a Cesare Florio che con Lancia e Fiat ha sbancato vincendo diciotto titoli mondiali, e Mariella Mengozzi, direttrice del Museo dell’auto di Torino.

Atmosfera blasonata per questo prodotto finanziario da custodire per anni, mentre i gioielli a motore sono parcheggiati in un avveniristico garage di Lugano ad alta tecnologia. Il rendimento vede una crescita costante del 16 per cento annuo, con picchi del 33 per cento se nel fondo spiccano modelli rari. Pezzi da collezione la cui quotazione è salita del 189 per cento in dieci anni. E non basta un catalogo per comporre il portafoglio, molto dipende dai costi di manutenzione che possono toccare un decimo del valore dell’auto. Il mercato già dieci anni fa andava a tutto gas, quando il batterista dei Pink Floyd, Nick Mason, aveva sottoscritto il fondo specializzato Iga. Restando ai nomi legati alla storia dei motori, alcune biografie attribuiscono a Gianni Agnelli la massima secondo la quale è preferibile investire in vino piuttosto che in azioni poiché, in caso di perdite, almeno ci si può consolare bevendo bottiglie d’annata. Le botti non hanno scadenza e, anzi, l’invecchiamento aggiunge valore, un cocktail da fondi rifugio di lungo termine. La cantina finanziaria perfetta: Bolgheri Sassicaia 1985, Barolo Monfortino 1958, Brunello di Montalcino Biondi Santi 1955, Chateau Mouton Rotschild 1945. Elite Advisers ha allettato i clienti con quote del fondo Noble Crus. La Sicav maltese Wsf è andata oltre, proponendo quote di vigneti prestigiosi con il Vineyard & Terroir Fund. Si possono acquistare orologi da cassaforte più che da polso, con il fondo Precious Time. I magnifici cinque: Patek Philippe, Rolex, Cartier, Omega e Audemars Piguet. Basti un numero, quei 28 milioni di euro battuti all’asta per un Patek Philippe che ha polverizzato il record di 16 milioni di euro del Daytona Rolex che fu di Paul Newman.

Guadagni che possono surclassare anche i diamanti sotto forma di Etf (exchange traded funds). Sui migliori amici delle ragazze, come cantava Marilyn Monroe, l’investimento però non è per sempre come la passione per le gemme, in genere non va oltre i vent’ anni. Occhio infine a dove piazza un po’ del suo patrimonio a svariati zeri Rupert Murdoch, che ha la vista lunga. Con l’ultimo acquisto, il magnate è salito al 49 % di Mch, gruppo proprietario del marchio Art Basel. Il che significa investimento in arte. Non una novità, certo. Nel lontano 1974, già il fondo pensione dei ferrovieri inglesi aveva fatto conti profumati con le opere d’arte: rendimento oltre il 13 per cento sui 75 milioni investiti.