di Giuseppe Catapano

Un consorzio che è riferimento in Emilia-Romagna nel settore ambientale. Astra si occupa da oltre vent’anni di trasporto e smaltimento di rifiuti (anche pericolosi), della gestione di impianti di recupero e discariche, di bonifiche e messa in sicurezza di siti contaminati, del noleggio di bagni mobili. La realtà con sede a Faenza, che dispone attraverso i suoi soci di una flotta di 750 automezzi, 24 impianti fissi e mobili per il recupero e lo stoccaggio di rifiuti e circa 500 operatori, ha lanciato di recente il progetto ‘Cantiere pulito’.

"Si tratta di un servizio rivolto ai privati e alle aziende che affrontano ristrutturazioni di piccole e medie dimensioni. In sostanza – spiega il direttore del consorzio, Boris Pesci – portiamo la raccolta differenziata nei cantieri". Ce n’è bisogno, se si considera che "ristrutturando un immobile si generano macerie, cartongesso e rifiuti potenzialmente pericolosi tra cui guaina bituminosa e lana di vetro che non possono essere portati alle isole ecologiche. Noi forniamo quattro ‘big bag’ (sacchi, ndr), in alternativa ai cassoni, per differenziare la raccolta in altrettante tipologie di rifiuti che poi avviamo al recupero attraverso i nostri impianti, eccetto al momento la lana di vetro e la guaina bituminosa che sono destinati a smaltimento, in modo da ridare ai materiali una seconda vita. Recuperiamo – dice Pesci – il cosiddetto misto di cantiere fino al 90%".

Anche quest’anno il consorzio parteciperà ad Ecomondo, che causa Covid si svolgerà in forma digitale. "La rassegna – continua il direttore – è fondamentale per fare il punto sull’impiantistica e sulle problematiche che riguardano lo smaltimento. La fiera fisica ci permette di avere il polso della situazione, basti pensare che nel 2018 proprio a Ecomondo abbiamo percepito in anticipo la crisi della plastica e nel 2019 abbiamo capito che le filiere del legno e della carta, in misura minore, avrebbero avuto difficoltà. Quest’anno non sarà possibile vedere gli operatori di persona, ma si tratta comunque di un appuntamento fondamentale".

L’emergenza sanitaria ha creato problemi anche al settore ambientale. "Fino ai primi due mesi del 2020 la preoccupazione riguardava soprattutto la collocazione dei residui negli impianti di recupero. Poi abbiamo fatto i conti col virus, le aziende smaltiscono meno perché producono meno rifiuti: questo ha fatto calare la quantità destinata agli impianti, vuol dire che anche il nostro comparto sta facendo i conti con la crisi". Resta però il problema, perché "se davvero si vuole puntare sulla sostenibilità ambientale e mettere in pratica l’economica circolare occorre fare di più in ottica di riutilizzo dei materiali. L’Italia – osservano Pesci e Stefano Gabusi, direttore commerciale di Astra – deve fare di più da questo punto di vista. Abbiamo molti impianti di recupero, pochi di destinazione finale o per il riutilizzo: se i secondi scarseggiano, e nel nostro Paese è così, anche i primi vanno in difficoltà". In uno scenario in cui i rifiuti speciali, per la maggior parte inerti, pesano per il 75% sulla produzione totale (il restante 25% è costituito da quelli urbani), dal consorzio faentino arriva un’esortazione "al coraggio. È ciò che serve, perché i rifiuti sono una risorsa che dobbiamo valorizzare. Nessun nuovo impianto finale sta nascendo (tra questi ci sono anche i termovalorizzatori, ndr) e ogni volta che si discute di realizzarne uno – puntualizzano Pesci e Gabusi – c’è sempre qualcuno che manifesta contrarietà. Tutto questo ha creato un flusso di rifiuti dagli impianti di primo livello italiani verso l’estero, con problemi ambientali e di costi. In questo contesto l’economia circolare è difficile da concretizzare, perché inciampiamo sul riutilizzo".

Per Astra occorre ambire "all’autosufficienza delle regioni, con un principio di prossimità. Un Paese all’avanguardia deve avere tutte le tipologie di impianti in numero sufficiente anche per i rifiuti speciali".