di Andrea Telara

Una nuova ondata di crediti deteriorati arriverà presto nel nostro Paese, ma il sistema è pronto a gestirla con più efficienza rispetto al passato. È questo lo scenario tracciato lo scorso 30 settembre nel corso di ‘The New Wave’, la nona edizione dell’Npl Meeting organizzato da Banca Ifis. Si tratta dell’evento italiano di riferimento per il mercato dei non performing loans (Npl – cioè i crediti deteriorati) e si è svolto a Villa Erba a Cernobbio (Como), alla presenza di circa 300 ospiti e con altre mille persone che hanno seguito le conferenze in collegamento streaming.

Ovviamente, la crisi economica provocata dall’epidemia di Coronavirus non può non avere effetti sul volume dei crediti sofferenti esistenti in Italia, a causa del gran numero di aziende e di singoli debitori che avranno maggiore difficoltà a rimborsare i prestiti contratti in precedenza. Anche nell’ipotesi di un consolidamento della ripresa economica, va infatti ricordato che nel 2021 vi sarà nel sistema bancario la fine delle moratorie sui debiti e il tasso di default, cioé la quota di crediti performing che passeranno a non performing, dovrebbe attestarsi al 2,8%, con un balzo all’insù rispetto all’1,3% del 2019. Di conseguenza, lo stock complessivo di tutte le sofferenze (Npl) e delle inadempienze probabili (classificate dagli addetti ai lavori come Utp) potrebbe raggiungere il valore di 338 miliardi di euro nel 2020 (+5% sul 2019) per poi salire fino a 385 miliardi nel 2021 e subire un ulteriore incremento nel 2022.

"Il mercato dei crediti non performanti sta per entrare in un nuovo ciclo economico", ha spiegato Luciano Colombini (nella foto in basso), amministratore delegato di Banca Ifis, sottolineando però un dato importante: benché il tasso di default sia in crescita resterà comunque inferiore a quello raggiunto in passato. Infatti, anche in uno scenario macroeconomico molto sfavorevole (seppur senza un lockdown totale come quello di marzo-aprile) potrebbe arrivare nel 2021 attorno al 3,4%.

Nell’ultima crisi economica, il tasso di crediti performing divenuti non performing era addirittura al 4,5%. L’amministratore delegato di Banca Ifis ha inoltre sottolineato che oggi le banche sono meglio equipaggiate per fronteggiare la situazione. Hanno cioè messo in piedi dei sistemi di rilevazione, monitoraggio e gestione dei crediti problematici o sofferenti nei diversi stadi del deterioramento. Questo percorso virtuoso del sistema bancario è dovuto soprattutto al fatto che oggi esiste in Italia una vera e propria industria di operatori come Banca Ifis che sono specializzati proprio nella gestione degli Npl. Si tratta di un settore che dà lavoro a circa 8mila persone che intervengono in varie fasi del processo del credito per contenerne il deterioramento e massimizzarne il recupero. Va ricordato infatti che oggi molti istituti bancari, avendo la necessità di alleggerire i propri bilanci dal peso degli Npl, li cedono a operatori specializzati, che sanno appunto gestirli meglio e recuperarli, dopo averli acquisiti ovviamente a valori inferiori rispetto a quelli del credito originario. Tali cessioni possono avvenire tramite transazioni dirette oppure con operazioni di cartolarizzazione: in altre parole, i prestiti ceduti sono ‘impacchettati’ e trasformati in titoli negoziabili sul mercato.

È proprio in questa filiera che si inserisce l’attività di alcuni player come Banca Ifis, che è una delle realtà leader di mercato del settore, assieme ad altri 5 gruppi: Amco, Quaestio Capital Management, FortressPimco, Intrum e Credito Fondiario-Elliott. Nonostante la previsione di un aumento dei crediti deteriorati nei mesi a venire (inevitabile quando l’economia è in affanno), dall’evento di Cernobbio organizzato da Banca Ifis è arrivata anche una nota di speranza. "Per i mesi a venire vogliamo essere ottimisti e guardare con fiducia ai segnali di ripresa in grado di azionare nuovi circoli virtuosi per la nostra economia", ha concluso Colombini.