Un operaio al alvoro (ImagoE)
Un operaio al alvoro (ImagoE)

Roma, 17 giugno 2019 - Il contratto di apprendistato torna a essere appetibile, con una crescita degli avviamenti del 22,8% nel 2017. L’aumento riguarda in particolare le aree del Nord (+24,2%) e, per il 60%, la fascia 18 - 24 anni che registra un aumento del 20,2% rispetto al 2016. Sono queste le tre tendenze principali che emergono dal XVIII Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato, elaborato dall’Inapp (l’ex Isfol, l’istituto pubblico per le ricerche sul lavoro) e presentato ieri a Roma da Stefano Sacchi e da Paola Nicastro, rispettivamente Presidente e Direttore dell’Istituto.

"Il Rapporto sull'Apprendistato 2017 svolto in collaborazione con Inps – spiega Sacchi - mette in luce una rinnovata vitalità dell'apprendistato dopo il crollo dovuto alla crisi economica prima e all'introduzione degli incentivi per il contratto a tempo indeterminato poi. A fronte di segnali positivi, con incrementi marcati per i più giovani e buoni esiti occupazionali, vi sono però le consuete ombre dell'apprendistato in Italia, che continua a trovare il suo appeal essenzialmente nei vantaggi in termini di costo del lavoro". Ma vediamo le dinamiche salienti relative agli anni scorsi.

L’andamento delle nuove assunzioni in apprendistato

Nel 2017 continuano ad aumentare le assunzioni in apprendistato in controtendenza con l’andamento decrescente rilevato tra il 2010 e il 2015 quando le assunzioni sono passate dalle 285.378 unità del 2010 alle 203.570 del 2015, con una riduzione complessiva del 28,7%. L’inversione di tendenza si è verificata nel 2016 con un aumento del 30% (264.647 assunzioni) e si è confermata, seppure attenuata, nel 2017 con un ulteriore 22,8% (324.902 assunzioni).

L’aumento ha riguardato nel 2016 soprattutto il Mezzogiorno (+59,9%), mentre nel 2017 ha coinvolto in particolare le aree del Nord (+24,2%), poi il Centro con +23,7%, mentre più contenuta è stata la crescita nel Mezzogiorno con un +17,5%.

L’occupazione in apprendistato riguarda sempre più i giovani. Dei 324.902 contratti avviati in Italia nel 2017 circa il 60% riguarda la fascia 18 - 24 anni che registra un aumento del 20,2% rispetto al 2016.

L’andamento crescente è legato in parte al miglioramento, seppure modesto, del tasso di occupazione giovanile (15-29 anni) che aumenta dal 28,6% del 2015, al 29,7% del 2016, fino al 30,3% del 2017 (Rilevazione Continua Forze Lavoro, periodo 2015-2017). Ma soprattutto va considerata l’influenza che gli interventi normativi hanno avuto sulle dinamiche delle assunzioni in apprendistato, agendo in modo variabile sulla sua attrattività. Come noto, le Leggi di Stabilità 2015 e 2016, allo scopo di promuovere forme di occupazione stabile, hanno introdotto un esonero, rispettivamente totale per tre anni e parziale per due anni, dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. Se il primo intervento ha reso più conveniente per le imprese assumere con il contratto a tutele crescenti, il secondo ha invece agito in senso contrario, accrescendo il vantaggio competitivo dell’apprendistato.

L'occupazione in apprendistato per settore e area geografica

Tra le imprese, i settori che pesano di più sull'occupazione complessiva in apprendistato (numero medio di rapporti di lavoro) sono il commercio (20,8%), le attività manifatturiere (18,2%) e i servizi di alloggio e ristorazione (16,8%), mentre si registra un calo della presenza di apprendisti nelle imprese artigiane, che mostrano una minore crescita occupazionale nel numero medio di rapporti di lavoro in apprendistato (7,6%) rispetto alle aziende di altro tipo (13,7%), pur continuando a rappresentare circa un quarto del totale dell'occupazione in apprendistato.

La Lombardia è la regione con il maggior numero di apprendisti (il 17,6% del totale degli apprendisti), seguita da Veneto (13%), Emilia Romagna (10,8%), Lazio (10%), Piemonte e Toscana (entrambe all'8,5%). In queste sei regioni si concentra il 70% circa dell'occupazione in apprendistato.

Focus su durata e percorsi professionali degli apprendisti

Considerando due generazioni di lavoratori che hanno iniziato presso la stessa azienda un contratto di apprendistato nel 2012 e nel 2015, emerge per la prima generazione, una durata media del rapporto di lavoro pari a circa un anno e otto mesi. La percentuale degli apprendisti con una durata del contratto superiore a un anno tende a ridursi tra la prima e la seconda generazione, dal 56% al 54,8%, in particolare tra le donne e nei settori dei servizi sociali e alla persona e dei servizi di alloggio e ristorazione.

I percorsi professionali a lungo termine degli apprendisti possono essere approfonditi invece attraverso i risultati di una seconda analisi che ha coinvolto due generazioni di assunti nel 2005 e nel 2010. Tra i risultati più importanti vale la pena di evidenziare una percentuale di attivi, a distanza di anni, superiore alla media (a quota 73,6%), con una quota preponderante di lavoratori dipendenti (oltre il 60%), in crescita tra la prima e la seconda generazione.

Insomma, come osserva Sacchi, in conclusione "il contratto insomma che non riesce ad ancorarsi stabilmente come canale di acquisizione di competenze specifiche all'azienda o al settore, orientato alla formazione dei giovani lavoratori, da allevare e fidelizzare in azienda, ma resta soggetto alle periodiche revisioni della disciplina del nostro mercato del lavoro. Nonostante gli sforzi degli anni passati, molto resta quindi da fare per dotare il nostro Paese di uno strumento fondamentale per fornire le competenze necessarie al nostro sistema produttivo, se vogliamo che la profonda trasformazione tecnologica in atto ci veda protagonisti e non comparse".