ROMA - Che cosa direte a Mario Draghi quando lo incontrerete? "Che il Paese ha più che bisogno di scelte condivise tra governo e parti sociali – avvisa Annamaria Furlan, leader della Cisl –. Da solo nessuno ce la può fare ad affrontare la grave emergenza sanitaria, occupazionale e sociale che stiamo vivendo". E dunque? "Serve un nuovo Patto sociale, come abbiamo fatto in altre occasioni della storia del Paese. Penso alla stagione degli accordi di concertazione e della politica dei redditi degli anni Novanta con Ciampi". Le emergenze e i nodi da sciogliere sono drammatici. In primo piano il lavoro e il blocco dei licenziamenti. "Ci sono alcune...

ROMA - Che cosa direte a Mario Draghi quando lo incontrerete?
"Che il Paese ha più che bisogno di scelte condivise tra governo e parti sociali – avvisa Annamaria Furlan, leader della Cisl –. Da solo nessuno ce la può fare ad affrontare la grave emergenza sanitaria, occupazionale e sociale che stiamo vivendo".

E dunque?
"Serve un nuovo Patto sociale, come abbiamo fatto in altre occasioni della storia del Paese. Penso alla stagione degli accordi di concertazione e della politica dei redditi degli anni Novanta con Ciampi".

Le emergenze e i nodi da sciogliere sono drammatici. In primo piano il lavoro e il blocco dei licenziamenti.
"Ci sono alcune questioni che hanno bisogno di un intervento immediato, a partire dal piano vaccinale per tutti i cittadini e dal rinnovo del blocco dei licenziamenti, della cassa Covid e delle altre indennità. La preoccupazione è che con la fine di marzo ci possiamo ritrovare centinaia di migliaia di uomini e donne espulsi dal mondo del lavoro. Sarebbe un disastro sociale. Dobbiamo mandare un messaggio rassicurante alle persone. Non possiamo aggiungere alla paura del contagio anche quello di restare senza lavoro".

I vertici di Confindustria chiedono che il blocco dei licenziamenti sia selettivo.
"Non condividiamo questa prospettiva. Il problema dei licenziamenti non riguarda solo alcuni settori particolarmente toccati dalla pandemia. Abbiamo una parte del manifatturiero, soprattutto aziende piccole, che lavorano quasi esclusivamente per le imprese del terziario e che sono altrettanto in crisi. Bisogna proteggere i lavoratori di tutti i settori fino alla fine di questa emergenza".

Prolungare lo stop, però, rischia di rivelarsi solo un palliativo assistenziale senza interventi di politica attiva.
"Dobbiamo affrontare da un lato la riforma degli ammortizzatori per dare le giuste tutele a tutti i lavoratori, anche a quelli delle piccole imprese, rendendo rapidi i pagamenti. Ma dall’altro bisogna fare un investimento rilevante sulla formazione delle nuove competenze di cui le imprese hanno bisogno. Occorre una sinergia seria nel territorio tra imprese, centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, scuola e università".

Tra le misure da rivedere, in questo contesto, c’è anche il Reddito di cittadinanza.
"Il Reddito di cittadinanza è stato uno strumento utile soprattutto in questi mesi difficili per tante persone in povertà. Così come impostato, però, non risolve la questione occupazionale. Dobbiamo ripartire dalle politiche attive del lavoro, per creare condizioni di occupabilità delle persone. Significa investire moltissimo nella formazione".

Nel mirino da più parti è anche Quota 100.
"Quota 100 è uno dei pochi strumenti di flessibilità pensionistica. Non è il momento di parlare per slogan. Bisogna trovare soluzioni praticabili per evitare uno scalone di cinque anni o nuovi esodati".

Resta che è tutta la politica delle misure tampone, delle soluzioni assistenziali che Mario Draghi vorrebbe cambiare.
"I bonus possono essere una prima risposta ai problemi delle famiglie in difficoltà, ma abbiamo bisogno di riforme strutturali, a partire da un vero ridisegno del sistema fiscale, per redistribuire con più equità la ricchezza in questo Paese. È una scelta non più rinviabile, perché il fisco è lo strumento principale per favorire la crescita".