La leader della Cisl Annamaria Furlan (ImagoE)
La leader della Cisl Annamaria Furlan (ImagoE)

Roma, 23 luglio 2019 - "Non ci si può adagiare su qualche segnale incoraggiante sui dati occupazionali e sul saldo positivo tra assunzioni e cessazioni. Il saldo è, infatti, significativamente inferiore a quello dello stesso periodo del 2018. E la cassa integrazione conferma il preoccupante trend di aumento, con una media mensile molto più alta di quella dei primi sei mesi del 2018. E’ il segno evidente che la crisi continua a colpire duro e che le tante vertenze aperte al Mise continuano a essere irrisolte". È impietoso lo stato di salute dell’azienda Italia delineato da Anna Maria Furlan, numero uno della Cisl

A dispetto di certi trionfalismi, dunque, che cosa dicono davvero le cifre? 
"Ad esempio, che il monte ore lavorate è diminuito di 1,1 miliardi (-5%), che aumenta il lavoro povero, precario, stagionale e che abbiamo un tasso di occupazione, soprattutto femminile, tra i più bassi in Europa. Questa è la realtà: restiamo tra i primi Paesi per percentuale di Neet sul totale della popolazione tra 15 e 29 anni, passata da 19% nel 2008 al 24,1%". 

Un anno di cassa integrazione (grafico)

Eppure, per il ministro Di Maio, la priorità è il salario minimo.
"Il problema del nostro Paese non è il salario minimo, che si affronta estendendo a tutti i lavoratori le tutele dei contratti collettivi e combattendo i tanti contratti-pirata siglati al ribasso da organizzazioni fantasma. La vera questione è proprio la mancanza di lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno, dove più di un giovane su due (il 51,9%) non lavora. Si tratta di 1,5 milioni di persone senza prospettiva".

Ma perché i mille tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo producono solo cassa integrazione, quando va bene? 
"Le tante vertenze aperte al Mise sono la cartina di tornasole non solo delle perduranti difficoltà del nostro sistema economico e produttivo ma soprattutto della mancanza, in questi ultimi anni, di una strategia e di capacità di indirizzo da parte del governo sulla politica industriale. L’esecutivo pensa di risolvere il problema con la cassa integrazione". 

E invece?
"Il governo dovrebbe mettere il lavoro al centro delle proprie scelte, con una strategia di politica industriale, investimenti sulle infrastrutture con l’immediato sblocco dei cantieri fermi, un piano di rafforzamento del sistema di formazione e istruzione e di assunzioni nella Pubblica amministrazione, una nuova e forte attenzione al Sud e, infine, politiche attive del lavoro attente all’occupabilità delle persone".

Il mercato del lavoro, però è fatto anche di profili professionali introvabili da parte delle imprese. 
"Certo, lo dimostra la vicenda di Fincantieri, che ha bisogno di migliaia di figure professionali che non ci sono nel mercato del lavoro. Ma questo segnala il ruolo decisivo svolto dalla formazione. E invece il governo ha tagliato i fondi sull’alternanza scuola-lavoro e praticamente ha annullato gli incentivi del piano Impresa 4.0. Un grave errore, speriamo si possa recuperare nella prossima finanziaria". 

Dopo Salvini, giovedì incontrerete il premier Conte: che cosa chiederete? 
"Andremo all’incontro con lo stesso spirito costruttivo e con le nostre priorità su fisco, investimenti, politiche per la crescita. È significativo che oggi imprese e sindacati abbiano chiesto la riduzione del cuneo fiscale sulle buste paga. Ma il governo deve fare chiarezza sul rapporto con il sindacato: non basta consultarlo e poi continuare a fare come se nulla fosse".