Per gli esperti di asset management servono fondi capaci di investire in imprese fuori dai listini borsistici
Per gli esperti di asset management servono fondi capaci di investire in imprese fuori dai listini borsistici

Poca crescita economica ma tantissimi risparmi. Ecco la fotografia di un paese come l’Italia che quest’anno, complice la crisi generata dal Coronavirus, rischia seriamente di finire in recessione. Tuttavia, nella Penisola la ricchezza delle famiglie è molto elevata, supera i 10mila miliardi di euro complessivi, tra immobili e capitali finanziari. Dentro questo tesoretto nazionale, oltre 844 miliardi fanno capo al settore del private banking, cioè a quell’insieme di gestioni e di servizi che le banche offrono ai risparmiatori di fascia alta, quelli che dispongono di una ricchezza superiore a 500mila euro a testa. Con le sue notevoli risorse, il private banking può dare un grande sostegno all’economia reale, cioè rappresentare una fonte di finanziamento per le imprese.

L’idea è dunque usare il risparmio per dare una boccata d’ossigeno al pil. Come riuscirci? Se lo sono chiesti gli analisti della casa d’investimenti Intermonte che hanno realizzato una ricerca su questo tema assieme alla School of Management del Politecnico di Milano e all’Aipb (L’Associazione italiana Private Banking). Già oggi, secondo la ricerca, oltre 35 miliardi di euro in mano ai clienti del private banking vengono destinati a quella che gli addetti ai lavori chiamano economia reale. Vengono cioè investiti in azioni o in obbligazioni di società non finanziarie, per lo più imprese industriali. Si tratta di una quota di patrimonio di per sé non trascurabile ma che è ancora poca cosa, in confronto alla massa di tutti i risparmi delle famiglie italiane o dei soli clienti del private banking. Per questo, secondo gli analisti di Intermonte e del Politecnico bisogna compiere un passo in più. Occorre favorire la nascita di prodotti del risparmio gestito, cioè di fondi d’investimento ideati specificamente per sostenere l’economia reale.

Negli ultimi anni, su questo fronte sono stati fatti indubbiamente passi in avanti. Già dal 2017 esistono per esempio il Pir (piani individuali di risparmio), che sono fondi comuni il cui portafoglio è destinato in buona parte a piccole e medie aziende italiane diverse da quelle incluse nel listino principale della borsa. I Pir investono prevalentemente in listini come lo Star o più raramente l’Aim, che includono soltanto i titoli di aziende a piccola e media dimensione. Non va dimenticato, tuttavia, che i piani individuali di risparmio investono esclusivamente in strumenti finanziari (azioni e bond) quotati sul mercato.

Gran parte delle aziende del made in Italy, però, quelle più virtuose che esportano i loro prodotti in tutto il mondo e sostengono l’economia nazionale, non sono quotate in borsa e non lo faranno certo a breve termine. Per questo, secondo gli addetti ai lavori dell’industria del risparmio gestito, per dare sostegno all’economia occorrono anche fondi capaci di investire in azioni e obbligazioni di società al di fuori dei listini borsistici. Possiedono questa caratteristica alcuni prodotti finanziari nati negli ultimi anni, che stanno incontrando sempre maggiore interesse anche nel settore del private banking. Stiamo parlando degli Eltif (European Long Term Investments Funds), fondi di investimento creati da un regolamento dell’Unione Europea del 2015. Il tratto caratteristico degli Eltif è che investono il 70% del loro patrimonio in società di piccole e medie dimensioni, che non operano nel settore finanziario e che, a differenza di quanto avviene per i Pir, non sono quotate in borsa. Gli European Long Term Investments Funds sembrano dunque avere le caratteristiche giuste per dare un sostegno all’economia reale e alle imprese industriali.

Essendo fondi illiquidi, cioè con un portafoglio di titoli che non possono appunto essere venduti in qualunque momento, gli Eltif si adattano a investitori con un patrimonio di una certa consistenza, come i clienti del private banking che possono permettersi di costruire un portafoglio ben diversificato e di acquistare tanti strumenti diversi, dedicando a questi fondi una quota minoritaria della propria ricchezza complessiva. Oggi diverse banche che gestiscono il patrimoni dei grandi investitori stanno già distribuendo Eltif alla propria clientela. E’ il caso della divisione di private banking di UniCredit (in collaborazione con Amundi e Muzinch&Co), di quella del gruppo Bnl Bnp Paribas (in partnership con BlackRock) mentre sulla stessa lunghezza d’onda si stanno muovendo Banca Generali e il gruppo Kairos. Anche i Paperoni d’Italia, insomma, sostengono l’economia reale.