Un nuovo sistema di ammortizzatori sociali che garantisca un paracadute anche ai lavoratori dipendenti delle aziende più piccole. "Nessuno escluso", è il principio guida della riforma che la ministra Nunzia Catalfo vuole portare a casa in "tempi stretti". Dopo le polemiche sui ritardi nei pagamenti, autorizzati a milioni di persone causa Covid, "limiti" e "fragilità" dell’assetto attuale sono diventati...

Un nuovo sistema di ammortizzatori sociali che garantisca un paracadute anche ai lavoratori dipendenti delle aziende più piccole. "Nessuno escluso", è il principio guida della riforma che la ministra Nunzia Catalfo vuole portare a casa in "tempi stretti". Dopo le polemiche sui ritardi nei pagamenti, autorizzati a milioni di persone causa Covid, "limiti" e "fragilità" dell’assetto attuale sono diventati eclatanti. Per il governo agire è indispensabile. Il restyling era nell’aria. Lo stesso premier Giuseppe Conte aveva annunciato il progetto. Ora la ministra Catalfo indica i primi punti fermi, parlando di un "meccanismo assicurativo", che funziona a contribuzione, a copertura del lavoro subordinato. A tracciare il cambio di passo anche una commissione ad hoc, fatta di cinque esperti, tutti docenti universitari. Quattro professori in diritto del lavoro e un economista specializzato in innovazione.

L’idea è di rendere meno "passivo", ovvero assistenziale il welfare, collegandolo alle politiche "attive", di formazione e ricollocazione. Un doppio binario che porterebbe a garantire i lavoratori non solo da interruzioni temporanee della produzione ma anche da "transizioni occupazionali". Così da evitare, suggerisce Catalfo, "il più possibile la disoccupazione e il successivo passaggio per lunghi periodi in Naspi", l’indennità che vale in questi casi. I sindacati non criticano l’istituzione di un pool di prof, che ritengono cosa anche "positiva", ma tornano a chiedere quella convocazione che aspettano dagli Stati Generali. Catalfo rassicura, preannunciando "il confronto con le parti sociali" la prossima settimana. L’urgenza adesso spetterebbe - Cgil, Cisl e Uil sono concordi su questo - nel prorogare gli ammortizzatori sociali esistenti fino a tutto il 2020. Altrettanto rivendicano per il blocco dei licenziamenti e per la sospensione della causali sui contratti a tempo. "Alcuni settori hanno già esaurito" gli ammortizzatori, incalza Tania Scacchetti della Cgil. Per la Uil ci sono 800mila persone che ancora aspettano le mensilità arretrate di Cig.