Un aiuto statale nel rilancio Ferrarini. La storica azienda di salumi di Reggio Emilia ha depositato lunedì sera in tribunale la proposta di concordato preventivo, dopo il fallimento dichiarato nel luglio 2018, oberata da oltre 350 milioni di debiti causati da disastrosi investimenti sulle azioni delle banche Venete. Il prestigioso marchio (fondato nel 1956) assieme al gruppo valtellinese Pini (leader nella produzione di...

Un aiuto statale nel rilancio Ferrarini. La storica azienda di salumi di Reggio Emilia ha depositato lunedì sera in tribunale la proposta di concordato preventivo, dopo il fallimento dichiarato nel luglio 2018, oberata da oltre 350 milioni di debiti causati da disastrosi investimenti sulle azioni delle banche Venete. Il prestigioso marchio (fondato nel 1956) assieme al gruppo valtellinese Pini (leader nella produzione di bresaola) non ha pertanto accettato il salvagente della cordata concorrente. Quella delle creditrici Intesa Sanpaolo e Unicredit, con Grandi Salumifici Italiani, Opas e Hp. Ma è qui che si è inserita una terza parte. Ovvero Amco, controllata dal ministero dell’Economia, che vanta circa 50 milioni di credito (ereditati dalle banche venete) da Ferrarini. La stessa società ha deciso di sostenere il marchio, entrando con un 20% (al pari della storica famiglia, a Pini andrà il 60%), e sostenendo direttamente l’azienda. "La bontà della proposta è confermata dall’intervento di Amco - esulta Ferrarini - che supporterà un progetto industriale meritevole di tutela".

L’investimento di Pini si aggira sui 100 milioni, sia per mandare avanti la produzione (come nell’ultimo anno) che per un piano industriale, con un nuovo cottificio a Reggio Emilia, nessuna delocalizzazione per gli 800 lavoratori interessati (sarà chiuso lo stabilimento Ferrarini in Polonia), la copertura al 100% dei creditori principali, e al 30% dei chirografari. La palla ora passa al tribunale di Reggio Emilia, che fisserà l’adunanza dei circa 1.500 creditori: saranno loro (tra fine anno e inizio 2021) a stabilire l’offerta migliore.

Intanto però la presenza di Amco ha scatenato la bagarre politica. Il leghista Gian Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura nel Conte 1, ha sparato a zero: "Sarebbe criminale se Amco preferisse l’offerta di un’azienda spagnola (Pini ha il più grande macello europeo in Aragona, ndr) a scapito del made in Italy (ovvero la cordata di Intesa con Bonterre come principale attore, ndr)". Sulla stessa linea anche Pd e Italia Viva mentre i 5Stelle, "in attesa di vedere le proposte", rimangono più defilati.

Stefano Chiossi