L’economista Marco Magnani,  51 anni, docente alla Luiss
L’economista Marco Magnani, 51 anni, docente alla Luiss

MIlano, 12 febbraio 2020 - "Le nuove tecnologie portano cambiamenti dirompenti. Oggi la velocità del mutamento è impressionante. Il lavoro spesso non riesce ad adeguarsi in tempo". Marco Magnani, economista, autore del saggio ‘Fatti non foste a vivere come robot’, edito da Utet, non ha dubbi: "Solo l’etica e la necessità di relazioni umane possono orientare un inarrestabile progresso tecnologico".
Quindi l’espansione di Amazon e le nuove assunzioni in Italia sono da salutare con favore?
"La risposta secca è sì. Meglio che niente".
Quella ragionata?
"Amazon è il classico esempio di ciò che sta accadendo alla piramide del lavoro nella società ipertecnologica: una base abbastanza vasta di occupati più o meno precari e poco remunerati e un vertice di mansioni estremamente specializzate con salari medio alti. Nel mezzo, poco o nulla".
Il declino della classe media?
"Certo, la middle class sta scomparendo. Non solo in termini economici, ma anche culturali: le professioni intellettuali sono sempre meno richieste. Il problema interessa anche l’assetto democratico dei paesi occidentali".
Crede che 1.400 nuovi posti di lavoro in Amazon portino a un saldo positivo sul mercato del lavoro in Italia?
"Un calcolo difficile da fare. Ma di certo il commercio elettronico sta mettendo in forte difficolta i piccoli commercianti e credo darà problemi anche alla grande distribuzione. Non a caso Amazon ha acquisito la catema americana Whole Foods e ha aperto i punti vendita Amazon Go. Sta facendo una rivoluzione".
Anche con le consegne via drone?
"Tecnicamente sono possibili. Mancano solo le regole per il volo. E toglieranno lavoro a postini e corrieri".
Cosa pensa della web tax?
"Penso sia giusta. Se un colosso come Amazon o Facebook guadagna in Italia, è bene che paghi le tasse in Italia. Nel mio libro cito una dato riportato da Pierre Moscovici: sui i giganti del web mediamente grava una tassazione del 9%, contro il 23% delle altre imprese. Sorge anche un problema di concorrenza. E di risorse che uno Stato può destinare allo sviluppo produttivo e dell’occupazione".
L’idea della robot tax?
"Sono contrario. Tassare un’impresa che innova è assolutamente controproducente".