di Claudia Marin Il governo è alle prese con il quinto decreto Ristori e con lo slittamento (il ministro dell’Economia parla di "scaglionamento") dell’invio delle cartelle esattoriali e degli atti (circa 50 milioni) che si sono accumulati nel corso del periodo di blocco. Ma il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, rilancia l’allarme sul cosiddetto "magazzino" della riscossione. Quel Moloch di cartelle tributarie non pagate negli ultimi 20 anni, che ha raggiunto la stratosferica cifra di mille miliardi di euro....

di Claudia Marin

Il governo è alle prese con il quinto decreto Ristori e con lo slittamento (il ministro dell’Economia parla di "scaglionamento") dell’invio delle cartelle esattoriali e degli atti (circa 50 milioni) che si sono accumulati nel corso del periodo di blocco. Ma il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, rilancia l’allarme sul cosiddetto "magazzino" della riscossione. Quel Moloch di cartelle tributarie non pagate negli ultimi 20 anni, che ha raggiunto la stratosferica cifra di mille miliardi di euro. Una montagna di debiti fiscali e no (dalle multe a salire) di cittadini e imprese che l’Erario, per le più svariate ragioni, non è riuscito a riscuotere e che difficilmente riuscirà a incassare in futuro.

Un ammontare enorme di risorse – cinque volte i soldi Ue che ci arriveranno per risollevarci dalla pandemia – che, però, non potranno mai più essere recuperate se non in minima parte: una montagna di atti inutili. "Una rilevante parte di questo magazzino non è più riscuotibile – spiega Ruffini – perché si riferisce a soggetti falliti, deceduti, nullatenenti e altro. Un ’magazzino’ principalmente costituito da atti le cui aspettative di riscossione sono assai remote". Questa sorta di deposito è anche dannoso perché, costringendo l’Agenzia delle Entrate-Riscossione a "ripetere azioni che non hanno la possibilità di sortire alcun effetto, impedisce il buon funzionamento dell’azione amministrativa", poiché il Fisco non riesce a concentrarsi su crediti più recenti e con più probabilità di essere riscossi.

Un tentativo per spingere una quota di imprese e cittadini a pagare il "vecchio" debito è stato fatto con le molteplici rottamazioni e le varie misure di "definizione agevolata dei debiti residui". Ma le operazioni di questa natura hanno ridotto il "magazzino" solo in "minima parte".

Rispetto a 1.000 miliardi, la prima rottamazione ha inciso sul magazzino per 12,3 miliardi di euro, le altre due edizioni e il saldo e stralcio per 24,2 miliardi, mentre l’annullamento automatico di cartelle per importi residui fino a 1.000 euro ha ridotto la montagna di denaro di 32,2 miliardi. In tutto, meno del 10% del totale.

Il sasso lanciato nello stagno non resta inascoltato. Al Ministero dell’Economia sono molteplici le ipotesi in cantiere per nuove rottamazioni a più ampio raggio. Ma l’urgenza, per ora, è tutta rivolta al nodo delle cartelle esattoriali che, dal primo febbraio, in assenza di interventi come quelli annunciati, dovranno essere di nuovo inviate. Gualtieri, però, ha annunciato lo scaglionamento degli invii e una riduzione degli importi di alcuni atti come gli avvisi bonari, per coloro che hanno subito perdite a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia.