ROMA A maggio l’industria riparte. La fine del lockdown vede le imprese reagire e la produzione mettere a segno un’impennata, salendo del 42,1% rispetto ad aprile. I dati dell’Istat superano le attese degli analisti. Un risultato "incoraggiante" per il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Lo stesso...

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A maggio l’industria riparte. La fine del lockdown vede le imprese reagire e la produzione mettere a segno un’impennata, salendo del 42,1% rispetto ad aprile. I dati dell’Istat superano le attese degli analisti. Un risultato "incoraggiante" per il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Lo stesso Istituto di statistica parla di "una significativa ripresa" dell’attività. Ma c’è da risalire da una voragine senza precedenti. Il confronto annuo rileva come i livelli della produzione siano ancora del 20% inferiori a quelli di inizio anno.

La Banca d’Italia nel suo bollettino stima una perdita peggiore, un quarto sotto i livelli pre-Covid mettendo in conto anche un nuovo rialzo a giugno. Il problema è che tra marzo e aprile la discesa è stata tale che non basta neppure un exploit come quello di maggio. Ecco che nel complesso per quest’anno la Banca d’Italia conferma, in sostanza, la forbice sul Pil che verrà. Ovviamente in calo. Si va da una riduzione del Prodotto interno lordo del 9,5%, nello scenario "base", a un tracollo di "oltre il 13%", se emergessero nuovi focolai "rilevanti". Tradotto, l’incertezza resta alta. A "fine 2022 il Pil rimarrebbe due punti percentuali al di sotto del livello del quarto trimestre 2019", spiega Bankitalia. Le fabbriche hanno riaperto i cancelli ma questo non significa che vedano rosa. E intanto Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB-, avendolo già tagliato lo scorso mese di aprile portandolo ad appena un gradino sopra il livello junk e allineandosi alla valutazione di Moody’s. L’outlook è stabile.