La popolazione mondiale entro il 2050 raggiungerà i dieci miliardi di abitanti. Parallelamente lo sfruttamento delle risorse ambientali compromette la capacità di rigenerazione dell’ecosistema. Lo afferma chiaramente l’assemblea delle Nazioni Unite, che ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile riassumendola in 17 obiettivi. E’ diventato dunque insindacabile porre nella politica di programmazione economica del nostro Paese il tema della sostenibilità, attraverso indicatori, di benessere equo e sostenibile, che hanno la funzione di tracciare la tabella di marcia ma anche di valutare l’impatto delle politiche sullo sviluppo sostenibile. Molti degli obiettivi sopra citati sono influenzati a diverso titolo dall’alimentazione la quale colpisce in maniera trasversale il tema del benessere della società. Si pensi ai tanti aspetti contradditori di questo pianeta; la tragedia della denutrizione e parallelamente l’obesità che colpisce quasi 2 miliardi di persone.

Ma altri fattori agiscono come elementi di rischio del delicato equilibrio del pianeta. L’invecchiamento progressivo della popolazione, che determina pressioni sulla sostenibilità economica del sistema sanitario; qui di nuovo l’alimentazione è correlata con lo stato di salute delle persone perché si posiziona tra i fattori di rischio nel contrarre malattie croniche come quelle cardiovascolari e il diabete; i cambiamenti climatici che determinano crescente insicurezza alimentare nelle fasce più vulnerabili dei Paesi a reddito basso. L’impatto dell’alimentazione sulla sostenibilità ambientale, con un quarto dei gas serra generati dall’uomo proviene dal sistema alimentare. Non serve dunque ricordare quanto determinante sarà in futuro rendere prioritaria questo tema nella nostra politica di sviluppo

Davide.gaeta@univr.it