"CON UNO SGUARDO al passato, ma una visione chiara dei passi futuri". Così Pietro Mattioni, l’ad di Zonin1821, riassume i programmi di sviluppo della storica azienda vinicola, cresciuta per espansione geografica, grazie non solo allo sviluppo del Prosecco, ma anche ai vini fermi di alta gamma in portafoglio, fino a raggiungere 190 milioni di fatturato nel 2020. "Puntiamo – continua Mattioni – non solo quindi a consolidare, ma anche arricchire le nostre quote di mercato nei mercati chiave. Focus l’export, che conta per l’85%, senza dimenticare l’Italia". L’azienda sta sempre di più attuando un programma di...

"CON UNO SGUARDO al passato, ma una visione chiara dei passi futuri". Così Pietro Mattioni, l’ad di Zonin1821, riassume i programmi di sviluppo della storica azienda vinicola, cresciuta per espansione geografica, grazie non solo allo sviluppo del Prosecco, ma anche ai vini fermi di alta gamma in portafoglio, fino a raggiungere 190 milioni di fatturato nel 2020. "Puntiamo – continua Mattioni – non solo quindi a consolidare, ma anche arricchire le nostre quote di mercato nei mercati chiave. Focus l’export, che conta per l’85%, senza dimenticare l’Italia".

L’azienda sta sempre di più attuando un programma di internazionalizzazione?

"È corretto affermare che oggi l’internazionalizzazione è uno dei punti di forza di Zonin1821 che sa coniugare lo sguardo aperto sul mondo e le proprie radici mantenendo un forte legame con il territorio di origine. Non per niente la nostra nuova tagline è “Wine lovers with Italian Dna“. Zonin vanta una lunga tradizione nell’offrire vino italiano sin dalla sua fondazione nel 1821. Creare e diffondere la cultura del vino italiano di eccellenza è una dei punti focali della strategia aziendale. Al centro della strategia di Zonin di oggi ci sono non solo l’internazionalizzazione, ma la volontà, lo spirito e i progetti per raggiungere un target centrato, sia per il Prosecco, sia per gli altri marchi in portafoglio, ognuno con le proprie specificità nei diversi canali: dalla ristorazione alla grande distribuzione".

Lo sviluppo dell’azienda si sta concretizzando anche con un cambiamento del management?

"Recentemente, i fratelli Zonin hanno deciso di rafforzare il team. È cosi che ho avuto l’opportunità di esserne stato nominato Ceo a novembre 2020. Ho scelto pertanto di rinnovare la prima linea inserendo nuove figure manageriali che potessero creare un mix vincente grazie a esperienze internazionali, non necessariamente provenienti dal mondo del vino, oltre a diverse figure chiave per lo sviluppo dei mercati esteri. Una evoluzione che non vuole creare discontinuità con il passato, ma dare una forte spinta innovativa sia in termini di organizzazione interna che di business".

Nei prossimi mesi avete in programma nuove assunzioni? Di quante e quali figure avete bisogno?

"Stiamo rafforzando il team di IT date le esigenze di sempre maggiore evoluzione tecnologica per il gruppo; inoltre stiamo anche assumendo enologi e agronomi junior che possano supportare le nostre diverse realtà nei terroir italiani offrendo loro la possibilità di crescere insieme".

Da due secoli l’obiettivo della famiglia Zonin è stato quello di produrre vini eccellenti e contribuire attivamente a creare una nuova cultura contemporanea del vino, dove il Dna italiano si fondesse con molteplici tradizioni internazionali. Tre le linee guida che assicurano un percorso bilanciato e in continuo equilibrio che hanno portato l’azienda a essere apprezzata e riconosciuta nel panorama internazionale ci sono la tradizione, l’attenzione al territorio e un forte dinamismo imprenditoriale, potenziato da una serie di acquisizioni avvenute dagli anni ‘70.

Vittorio Bellagamba