SEMPRE di più, sempre più curati, coccolati e accessoriati e, non ultimo, sempre più alla moda, tra innovazioni alimentari, cosmetiche, farmaceutiche e pure ludiche. Sono i nostri animali domestici e da compagnia, i quali godono, ormai, di un’attenzione e di un amore che per il mercato di settore valgono cifre impensabili anche solo qualche anno fa. O, almeno, questo dicono i dati elaborati da Iri Information Resources inclusi nella XIV° edizione del ‘Rapporto annuale Assalco-Zoomark’, pronti per essere presentati ufficialmente in occasione del convegno inaugurale di Zoomark International, mercoledì prossimo. Già, perché la ‘Pet Industry’ italiana, tra i canali grocery, petshop tradizionali, catene petshop, petshop gdo e generalisti on line, nell’esercizio chiuso il 30 giugno scorso si è arrampicata, innanzitutto, fino a un giro d’affari complessivo di 2,43...

SEMPRE di più, sempre più curati, coccolati e accessoriati e, non ultimo, sempre più alla moda, tra innovazioni alimentari, cosmetiche, farmaceutiche e pure ludiche. Sono i nostri animali domestici e da compagnia, i quali godono, ormai, di un’attenzione e di un amore che per il mercato di settore valgono cifre impensabili anche solo qualche anno fa. O, almeno, questo dicono i dati elaborati da Iri Information Resources inclusi nella XIV° edizione del ‘Rapporto annuale Assalco-Zoomark’, pronti per essere presentati ufficialmente in occasione del convegno inaugurale di Zoomark International, mercoledì prossimo. Già, perché la ‘Pet Industry’ italiana, tra i canali grocery, petshop tradizionali, catene petshop, petshop gdo e generalisti on line, nell’esercizio chiuso il 30 giugno scorso si è arrampicata, innanzitutto, fino a un giro d’affari complessivo di 2,43 miliardi di euro, vedendo crescere il proprio fatturato, anno su anno, dell’8%.

Le principali piattaforme distributive (grocery, petshop tradizionali e catene petshop) hanno invece fatto segnare ricavi pari a 2,34 miliardi, mostrando un trend positivo del 6,4% le cui ragioni vanno ricercate anche negli effetti imprevedibili delle recenti strette di carattere sanitario. Perché essere costretti a condividere più momenti e più spazi con gli animali di casa, evidentemente, ha acuito il nostro desiderio di vederli felici e quello, per ben 1 milione di famiglie che non ne possedeva ancora, di acquistarne almeno un esemplare. Così, non stupisce il dato (fornito da Euromonitor) che indica la presenza, nel Belpaese, di oltre 62 milioni di creature d’affezione, di cui quasi 30 milioni di pesci, più di 16 milioni fra cani e gatti, circa 13 milioni di uccelli e oltre 3,5 milioni tra piccoli mammiferi (dai criceti ai conigli, passando per cavie e furetti) e rettili.

L’alimentazione felina e canina resta la componente economica di maggiore peso, se è vero che il canale grocery dedicato a gatti e cani, da solo, assorbe il 56,5% del fatturato complessivo del mondo Pet (1.37 miliardi di euro e +6,2% anno su anno) e il 75,9% dei volumi (503.835 tonnellate e +4,5%). Seguono a ruota i petshop tradizionali, che vendono il 14,2% dei volumi totali (93.953 tonnellate), ma generano ben il 26,9% del valore (653,6 milioni di euro) e quelle catene petshop che rappresentano il 7% dei volumi e il 12,8% del valore del comparto, per un totale di 46,7 tonnellate e 312 milioni di euro (+19,7% il valore e +13,8% il volume). Poi, a valle dei canali più consolidati, esistono anche gli scaffali fisici e digitali della Gdo, dai quali, tra giugno 2020 e giugno 2021, sono stati acquistati alimenti per cani e gatti per 43,6 milioni di euro (cifra che vale l’1,8% del mercato), ma esiste pure un e-commerce che ha fatturato 49 milioni (ossia il 2% dei volumi totali, ma anche il 104% in più del dato di dodici mesi prima). Una corsa a due, insomma, tra la coppia di specie più amate in assoluto, nella quale, però, a spuntarla sono quei gatti a cui è destinato il 53,5% del valore realizzato su mici e canidi dai canali grocery, petshop tradizionale e catene petshop, con un fatturato pari a 1.25 miliardi di euro e una crescita dell’8,1%.

I cani, invece, si prendono il restante 46,5% ovvero 1.08 miliardi, staccando di gran lunga, comunque, tutti i piccoli animali da compagnia (i cui mangimi hanno fruttato 12 milioni di euro presso Ipermercati, Supermercati e punti vendita Lsp, con una crescita a volume dell’1,9%. Una quota di mercato, dunque, minoritaria, nella quale la parte del leone la fanno i prodotti per gli uccelli ornamentali (42,9% del valore e poco meno del 50% dei volumi), seguiti dagli alimenti per roditori (31,4% del fatturato e 39,6% a volume) e dai prodotti per l’alimentazione dei pesci e delle tartarughe (rispettivamente il 12,6% e l’11,8% di questo specifico segmento). Infine, tornando ad ampliare l’analisi a tutti gli animali dei quali ci prendiamo cura, i prodotti per l’igiene, i giochi e gli accessori hanno confermato un giro d’affari di 75 milioni di euro, in salita del 4,1% rispetto al periodo precedente grazie, soprattutto, alla crescita del 7,1% dei primi e all’incremento in valore del 14,6% dei secondi. Le sole lettiere per gatto, invece, hanno sviluppato nello stesso canale un fatturato di oltre 78 milioni di euro, in aumento del 4,6% a valore.

Lorenzo Pedrini