LA PANDEMIA del 2020 ha lasciato il segno anche sul mercato fondiario, con una significativa contrazione dell’attività di compravendita (-8,4%), ma senza rilevanti conseguenze sulle quotazioni dei terreni. Lo dice l’indagine del Crea con il supporto del Conaf (Ordine Dottori Agronomi e Forestali). Le quotazioni: il prezzo medio dei terreni agricoli è rimasto stazionario (-0,1% sul 2019, in valore circa 21.000 euroettaro) con flessioni...

LA PANDEMIA del 2020 ha lasciato il segno anche sul mercato fondiario, con una significativa contrazione dell’attività di compravendita (-8,4%), ma senza rilevanti conseguenze sulle quotazioni dei terreni. Lo dice l’indagine del Crea con il supporto del Conaf (Ordine Dottori Agronomi e Forestali). Le quotazioni: il prezzo medio dei terreni agricoli è rimasto stazionario (-0,1% sul 2019, in valore circa 21.000 euroettaro) con flessioni generalizzate soltanto nelle regioni del Nord-Est. Oltre a Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Liguria, con le riduzioni più vistose, calano i valori anche in Toscana, Molise e Campania.

Le quotazioni ovviamente cambiano fra montagne, colline e pianure, fra terreni irrigui e no, con immobili o senza. Con una costante, i valori più alti sono quelli destinati a colture specializzate: frutta, ortaggi, florovivaismo. E fra le colture specializzate i vigneti strappano le quotazioni più alte. Ma ci sono alcuni vigneti che hanno raggiunto quotazioni stratosferiche, territori dove i prezzi s’impennano anche perché c’è la domanda ma manca l’offerta. È il caso dei vigneti Docg a Brunello di Montalcino, oggetto di una analisi di WineNews.it presentata al recente Benvenuto Brunello. Il boom del rosso italiano più famoso al mondo si è portato dietro il territorio, che viene ceduto (letteralmente) a peso d’oro. "Se infatti nel 1992 un ettaro di terreno vitato di Brunello di Montalcino valeva 40 milioni di vecchie lire (36.380 euro attuali ) – dice il direttore di WineNews.it, Alessandro Regoli – oggi il prezzo è circa 20 volte superiore, pari a 750.000 euro, con una rivalutazione record del +1.962% che raggiunge il +4.500% se si allarga l’orizzonte temporale al 1966, quando un ettaro di terreno vitato costava 1,8 milioni di lire.

Stando alle stime 2020 del Consorzio, il "vigneto Brunello" vale oggi circa 2 miliardi di euro complessivi, e continua ad attrarre investimenti". Il Brunello è volano di sviluppo in tutti i sensi: l’export medio delle 218 cantine è del 70%, lo sfuso ha triplicato il valore negli ultimi 30 anni, il borgo medioevale offre altre eccellenze (tartufo bianco, olio, miele, zafferano, formaggio) e ogni anno accoglie oltre 1 milione di enoturisti e "big spender", e 7 su 10 sono stranieri.