SI PUÒ GIÀ ACQUISTARE l’olio ‘novello’ o ‘nuovo’ della campagna 202122, frutto del primo raccolto, magari non filtrato. Per chi ama sapori decisi, vegetali, quasi piccanti, per dare tono a bruschette, zuppe, carni bianche. Su OlivYou, grande piattaforma di vendita online, i primi oli "novelli" sono quasi esauriti. "Con la crescita dell’interesse degli italiani nei confronti dell’ extravergine di alta...

SI PUÒ GIÀ ACQUISTARE l’olio ‘novello’ o ‘nuovo’ della campagna 202122, frutto del primo raccolto, magari non filtrato. Per chi ama sapori decisi, vegetali, quasi piccanti, per dare tono a bruschette, zuppe, carni bianche. Su OlivYou, grande piattaforma di vendita online, i primi oli "novelli" sono quasi esauriti. "Con la crescita dell’interesse degli italiani nei confronti dell’ extravergine di alta qualità, è in aumento anche la ricerca di prodotti "distintivi", come l’olio nuovo", commenta Michele Debernardi, co-founder di OlivYou. Le stime sulla campagna olivicola-olearia 2021-22 elaborate da Ismea e Unaprol indicano una produzione nazionale di 315 mila tonnellate, in crescita del 15% rispetto al 2020 ma molto lontana dall’annata abbondante che ci si sarebbe aspettati a inizio campagna.

A causa del clima pazzo e della carenza di risorse per gli investimenti, l’Italia ha perso quasi la metà della sua produzione di olio (-46%) negli ultimi 30 anni, a favore di Paesi diretti concorrenti come Spagna e Tunisia. Il clima è alla base di grossi cali nelle regioni tradizionalmente vocate, come Puglia, Calabria, Toscana, Sicilia, Umbria non compensati dai nuovi uliveti, ancora di nicchia, nati negli anni alle pendici delle Alpi, in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna o Trentino Alto Adige.

Il nostro Paese all’inizio degli anni ‘90 era ancora il più importante produttore al mondo – dice una analisi ColdirettiUnaprol –, ma è stato surclassato dalla Spagna, che nell’ultimo trentennio, grazie a corposi investimenti nel settore, ha registrato una crescita del +180%, passando da 630 milioni di chili agli attuali 1,8 miliardi di chili. Grande balzo anche della Tunisia (+40%), passata da 250 a 350 milioni di chili di massima produzione, vicina al sorpasso sull’Italia. "Abbiamo bisogno di un piano strategico dell’olivicoltura nazionale con investimenti in nuovi impianti produttivi, in grado di coniugare sostenibilità e reddito, e misure per il recupero dei troppi impianti abbandonati", è l’appello del presidente Unaprol, David Granieri.