«Quello della frutta tropicale made in Italy – sottolinea Coldiretti – è un fenomeno esploso per gli effetti del surriscaldamento determinati dalle mutazioni del clima e destinato a modificare in maniera profonda i comportamenti di consumo nei prossimi anni, ma anche le scelte produttive delle stesse aziende agricole. Lo dimostra il fatto che si è passati da pochi ettari piantati con frutti tropicali a oltre 500 ettari con un incremento di 60 volte nel giro di appena cinque anni». Oltre ad avocado e mango, si stanno diffondendo anche le coltivazioni di frutto della passione, zapote nero, sapodilla e litchi
«Quello della frutta tropicale made in Italy – sottolinea Coldiretti – è un fenomeno esploso per gli effetti del surriscaldamento determinati dalle mutazioni del clima e destinato a modificare in maniera profonda i comportamenti di consumo nei prossimi anni, ma anche le scelte produttive delle stesse aziende agricole. Lo dimostra il fatto che si è passati da pochi ettari piantati con frutti tropicali a oltre 500 ettari con un incremento di 60 volte nel giro di appena cinque anni». Oltre ad avocado e mango, si stanno diffondendo anche le coltivazioni di frutto della passione, zapote nero, sapodilla e litchi
SECONDO l’Agricultural Outlook 2021-2030, pubblicato dalla FAO, entro il 2030 l’avocado potrebbe diventare il frutto tropicale più venduto, con un volume di esportazioni di 3,9 milioni di tonnellate, superando sia l’ananas che il mango in termini di quantità. L’avocado è il simbolo del boom della frutta esotica sulle tavole degli italiani. Finora l’esotico – banane e ananas in testa – era praticamente...

SECONDO l’Agricultural Outlook 2021-2030, pubblicato dalla FAO, entro il 2030 l’avocado potrebbe diventare il frutto tropicale più venduto, con un volume di esportazioni di 3,9 milioni di tonnellate, superando sia l’ananas che il mango in termini di quantità. L’avocado è il simbolo del boom della frutta esotica sulle tavole degli italiani. Finora l’esotico – banane e ananas in testa – era praticamente tutto di importazione, col vantaggio che passando da un continente all’altro i prodotti erano disponibili 12 mesi all’anno. Adesso spunta una piccola quota di produzione nazionale in particolare per quanto riguarda mango e avocado coltivati in Sicilia.

"Quello della frutta tropicale made in Italy – sottolinea Coldiretti – è un fenomeno esploso per gli effetti del surriscaldamento determinati dalle mutazioni del clima e destinato a modificare in maniera profonda i comportamenti di consumo nei prossimi anni, ma anche le scelte produttive delle stesse aziende agricole. Lo dimostra il fatto che si è passati da pochi ettari piantati con frutti tropicali a oltre 500 ettari con un incremento di 60 volte nel giro di appena cinque anni". A far la parte del leone è la Sicilia con coltivazioni ad avocado e mango di diverse varietà nelle campagne tra Messina, l’Etna e Acireale, ma anche a frutto della passione, zapote nero (simile al cachi, di origine messicana), sapodilla (dal quale si ottiene anche lattice), litchi, il piccolo frutto cinese che ricorda l’uva moscato.

Tropicali italiani anche in Calabria dove alle coltivazioni di mango, avocado e frutto della passione si aggiungono melanzana thay (variante thailandese della nostra melanzana), macadamia (frutta secca a metà tra mandorla e nocciola) e addirittura la canna da zucchero. Il futuro cosa riserverà? Battaglio, azienda specializzata nell’esotico, si aspetta un sempre minor gap con la frutta convenzionale: "I frutti esotici possono rientrare nella tradizione di consumo degli italiani rispetto a un passato in cui erano vissuti come alieni e adatti solo a occasioni particolari".