L’OCCASIONE della Conferenza delle Nazioni Unite sul Climate Change di Glasgow, rimarca l’importanza di un nuovo ruolo dell’agricoltura, per raggiungere l’obiettivo europeo della neutralità climatica entro il 2050. Oggi, il modello agricolo convenzionale e l’attuale uso del suolo e delle foreste sono responsabili del 24% delle emissioni di gas. Quanto stabilito a Cop26, malgrado le difficoltà di coesione nella visione degli Stati presenti ed una certa propaganda che tende ad annunciare...

L’OCCASIONE della Conferenza delle Nazioni Unite sul Climate Change di Glasgow, rimarca l’importanza di un nuovo ruolo dell’agricoltura, per raggiungere l’obiettivo europeo della neutralità climatica entro il 2050. Oggi, il modello agricolo convenzionale e l’attuale uso del suolo e delle foreste sono responsabili del 24% delle emissioni di gas. Quanto stabilito a Cop26, malgrado le difficoltà di coesione nella visione degli Stati presenti ed una certa propaganda che tende ad annunciare la disfatta nelle trattative, è un vero e proprio ultimatum sulla necessità di un’inversione di rotta drastica, pena conseguenze irreversibili. L’agricoltura può avere un ruolo concreto e strategico in questo nuovo approccio per salvare il pianeta. Al Nature and Land Use Day, che ha segnato la fine della prima settimana della COP26 di Glasgow, governi e imprese hanno stabilito nuovi accordi per proteggere la natura e accelerare il passaggio all’agricoltura e alle pratiche di utilizzo del suolo sostenibili. 26 Paesi hanno stabilito, “agende di azione”, per cambiare le loro politiche agricole per diventare più sostenibili e e per investire nella scienza.

Gli impegni assunti nella “Glasgow Leaders’ Declaration on Forests and Land Use” approvata da 134 Paesi che coprono il 91% delle foreste mondiali aiuteranno ad arrestare e la perdita di foreste e il degrado del suolo entro il 2030. Molti degli obiettivi previsti con il Green Deal della Ue, del resto, si integrano con quanto discusso in Cop 26. Il traguardo di ridurre il sequestro di oltre trecento milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030, per esempio. O la remunerazione delle pratiche agricole che incrementano il sequestro del carbonio nel suolo, come previsto dalla carbon farming della strategia “Farm to Fork”. L’importante è che la Cop26 non si limiti solo all’utilizzo delle tecnologie come soluzione per la sostenibilità. Anche se utili, ciò che serve è un cambio di paradigma per la transizione agroecologia dei sistemi agricoli e alimentari. In questa logica, l’agricoltura biologica rappresenta un modello di riferimento poiché è in grado di contrastare concretamente il cambiamento climatico, tutelando contemporaneamente la biodiversità e la fertilità dei terreni e conciliando sostenibilità econo­mica, sociale e ambientale”, come ha dichiarato FederBio ed organizzazioni come Slow food. Ma qualcosa di buono è stato fatto, non ultimo l’accordo di Usa e Cina a lavorare insieme.

davide.gaeta@univr.it