UNA STORIA LUNGA un secolo e mezzo, iniziata dalla necessità, nell’ultimo quarto dell’800, di recuperare all’agricoltura i terreni paludosi che furono del ducato Estense e proseguita, attraverso la crisi del ’29, il passaggio da monarchia a repubblica e le sollecitazioni della modernità, fino alla rivoluzione organizzativa del 2014. Anno, questo, nel quale Bonifiche Ferraresi con sede a Jolanda di Savoia è stata ufficialmente acquisita da B.F. Holding (divenuta, nel 2017, semplicemente B.F. SpA), trasformandosi nel primo e unico gruppo agroindustriale italiano quotato a Piazza Affari. Per una compagine societaria formata, nel dettaglio, da Bonifiche Ferraresi, BF Agricola, S.I.S Spa (Società Italiana Sementi, 42,182%), BF Agro-Industriale S.p.A, IBF Servizi SpA, Milling Hub (51%), Leopoldine SpA (90%), Società Ghigi 1870 Spa (29%), Progetto Benessere Italia s.r.l. (35%) e CAI – Consorzi Agrari d’Italia (36,79%), Rurall (25%). Parliamo, quindi,...

UNA STORIA LUNGA un secolo e mezzo, iniziata dalla necessità, nell’ultimo quarto dell’800, di recuperare all’agricoltura i terreni paludosi che furono del ducato Estense e proseguita, attraverso la crisi del ’29, il passaggio da monarchia a repubblica e le sollecitazioni della modernità, fino alla rivoluzione organizzativa del 2014. Anno, questo, nel quale Bonifiche Ferraresi con sede a Jolanda di Savoia è stata ufficialmente acquisita da B.F. Holding (divenuta, nel 2017, semplicemente B.F. SpA), trasformandosi nel primo e unico gruppo agroindustriale italiano quotato a Piazza Affari. Per una compagine societaria formata, nel dettaglio, da Bonifiche Ferraresi, BF Agricola, S.I.S Spa (Società Italiana Sementi, 42,182%), BF Agro-Industriale S.p.A, IBF Servizi SpA, Milling Hub (51%), Leopoldine SpA (90%), Società Ghigi 1870 Spa (29%), Progetto Benessere Italia s.r.l. (35%) e CAI – Consorzi Agrari d’Italia (36,79%), Rurall (25%). Parliamo, quindi, innanzitutto di terra, di tanta terra, con le cinque aziende agroalimentari del Gruppo BF che si estendono su un totale di oltre 9.000 ettari, distribuiti fra le province di Ferrara, Arezzo, Oristano e Grosseto, dalla Pianura Padana al Campidano e dalle Colline Metallifere alle rive del Lago Trasimeno. E su questa terra, tra il lavoro della Società Italiana Sementi il cui controllo è stato ottenuto nel 2017 e quello della controllata BF Agro-industriale, successivamente costituita, l’obiettivo di BF resta gestire direttamente ogni aspetto della filiera di comparto, agendo sia sul fronte della produzione (nuove varietà, tecniche di lavorazione e innovazione tecnologica) sia su quello della distribuzione e commercializzazione all’indirizzo della GDO. Così, penetrando in profondità in un mondo di antiche tradizioni e di nuove rivoluzioni, il valore della produzione del Gruppo, nel 2020, ha toccato quasi quota 100 milioni di euro, proseguendo su un trend di crescita già evidente nel 2019 e confermato anche dalla recente semestrale 2021 che segna un valore della produzione in linea con il 2020, ma che registra un forte incremento dell’ebitda (+45,5%) che si attesta a 6,8 milioni (4,7 nel 2020).

Questo grazie, nell’anno del Covid, alla crescita decisa della profittabilità delle produzioni agricole (+31% anno su anno) e a scelte industriali passate per colture a maggiore redditività, ricorso al secondo raccolto e utilizzo delle tecniche di agricoltura di precisione, senza dimenticare che pure il settore zootecnico (+9%) e quello prettamente industriale (+130% del valore prodotto) hanno seguito un percorso di ascesa. E qui a pesare è stato, prima di tutto, il balzo in avanti dei ricavi di prodotti a marchi, riuniti nel brand “Le Stagioni d’Italia“; e veicolo per un risultato netto positivo cresciuto, tra 2019 e 2020, da 800mila euro a 2,4 milioni. Poi, come detto, un ruolo nevralgico nelle strategie del Gruppo BF lo ricopre l’innovazione, sia di servizio che di prodotto. Con il primo versante legato a doppio filo al partenariato tra IBF Servizi e partner industriali leader nei loro comparti di riferimento come il Gruppo Leonardo e A2A, istituzioni come Ismea e un piccolo esercito di privati e centri accademici che lavorano quotidianamente sull’affinamento di modi e caratteri della lavorazione della terra.

Sul secondo versante, invece, vale la pena ricordare il più importante esito di queste collaborazioni, ossia il recupero dell’antica varietà di grano Cappelli, un cultivar scoperto, nel racconto di Mauro Tonello, presidente di SIS e del Pastificio Ghigi di Rimini, "dal genetista Nazareno Strampelli, durante gli anni della mussoliniana Battaglia del grano". Allora, questa nuova semente "fece passare la produttività media italiana da 7 a 20 quintali per ettaro e arrivò ad essere coltivata su quasi 750mila ettari di suolo, mentre oggi, con una produttività vicina ai 40 quintali garantita da varietà ben più produttive, il Cappelli aveva gradualmente perso terreno". Fino a che, nel 2016, BF si interessò al suo "seme in purezza", non fermandosi al limite commerciale imposto dalle scarse rese e, secondo Tonello, "guardando ai benefici che poteva avere sulla salute, ragione valida per interessarcene e presentarlo in una fascia di prezzo più alta".

Per farlo, è servito un approfondito studio portato avanti con il Policlinico Gemelli, "come se si trattasse di un nuovo medicinale", che ne ha evidenziato "la compatibilità con la dieta di persone sensibili al glutine, la buona digeribilità e gli alti contenuti di fibre, proteine e vitamine". Dando peraltro modo a SIS di "mettere in piedi una filiera corta e controllata, legata alla storia della nostra agricoltura ma gestita con tecniche che, ormai, incorporano i satelliti, il digitale e uno sforzo di tracciabilità con pochi precedenti".

Lorenzo Pedrini