L’amministratore delegato di Agrimola, Luca Sassi (a destra), con il figlio Marco
L’amministratore delegato di Agrimola, Luca Sassi (a destra), con il figlio Marco

Tutta una questione di responsabilità. Va ben aldilà degli interessi di facciata e delle mode l’attenzione all’ambiente in azienda. E nel caso di Agrimola, ha soprattutto dei riscontri concreti: vale a dire ben oltre un milione di euro di investimenti in macchinari nel solo 2019 per ridurre il proprio impatto sulla natura. Si chiama ’eco-compatibilità’, ed è diventata una parola d’ordine per la Spa nata a Casalfiumanese (Imola), e specializzata nella trasformazione e commercializzazione di castagne e frutta surgelata di alta qualità. Una scelta «obbligata» per l’amministratore delegato Luca Sassi, «cominciata all’inizio dell’anno con l’attivazione del nostro impianto di potabilizzazione dell’acqua».

Già da tempo il vostro sito produttivo vanta un enorme distesa di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia. Quali sono i passi più recenti verso la svolta green?

«La tutela dell’ambiente ha sempre avuto un occhio di riguardo nella nostra attività, poiché è dalla natura che traiamo le nostre materie prime, quindi rispettarla è fondamentale. Prima ancora dell’annuncio della ’plastic tax’ – attualmente in fase di definizione dal Governo – abbiamo iniziato a proporre ai nostri clienti alternative alla plastica e ci siamo attrezzati di nuovi macchinari sostituendo quelli vecchi».

Di cosa parliamo esattamente?

«Parliamo di packaging sostenibili, che riguarda soprattutto il nostro business principale, quello delle castagne fresche. La sostituzione delle cassette in plastica con quelle in cartone o multiuso (riutilizzabili), e le etichette in plastica sulle ’retine’ che stiamo rimpiazzando con quelle biodegradabili. In più abbiamo allestito una nuova linea per il confezionamento dei cotti a vapore, con consumi di energia inferiori. Abbiamo pensato anche al comparto dei surgelati: sono infatti state installate delle nuovi torri di raffreddamento per gli impianti di mantenimento del gelo, pensate per ridurre sia l’inquinamento acustico sia quello atmosferico».

L’ambiente ringrazia, e i prodotti invece?

«La tecnologia, oltre a rendere i processi più efficienti interviene anche sulla qualità della materia prima. I nostri investimenti rivolti al 2020 sono in gran parte concentrati sul settore ’ricerca e sviluppo’ per implementare macchinari responsabili della selezione dei singoli frutti. Una svolta che incrementerà la qualità e ridurrà gli sprechi».

A proposito di materia prima, il bilancio dell’annata agraria come ha influito sulla produzione?

«È stato un anno caratterizzato da una domanda inferiore all’offerta e da prezzi di conseguenza molto bassi. Non hanno sofferto solo i nostri amici agricoltori, ma anche noi siamo stati costretti a incrementare la nostra produzione di circa il 15% per mantenere il nostro fatturato costante».

Il bilancio si chiuderà in aprile, quali sono le sensazioni?

«Sarà sicuramente un dato superiore al fatturato consolidato (38 milioni di euro). Prevediamo di crescere molto sul fronte estero, portando la quota di export ben oltre il 40%, grazie anche all’entrata di mio figlio Marco in azienda e di altri giovani laureati che stiamo formando e sui quali stiamo investendo».

Quali sono le strategie per puntare a nuovi mercati?

«Insieme al nostro socio FAI 1° – il Fondo agroalimentare italiano, che detiene una quota di minoranza di Agrimola – stiamo considerando un aumento di capitale per l’acquisto di due industrie, una in Italia e l’altra in Portogallo, entrambe nel campo dell’ortofrutta e, pertanto, perfettamente integrabili . Sul piano commerciale stiamo investendo in fiere all’estero per promuove i nostri prodotti».