Per chi abbia avuto la ventura di solcare a Bruxelles i corridoi dei Palazzi della Commissione Europea, non è che l’ennesima conferma. La sensazione, cioè, di una distanza siderale tra i problemi che viviamo ogni giorno nelle famiglie, imprese e lavoro e quanto avviene nelle stanze grigie dei funzionari ultra-stipendiati di Rue de la Loi. Certo non dovevamo arrivare a una tragedia di queste proporzioni per renderci conto che il collante che teneva insieme il tessuto dell’Ue stava progressivamente perdendo la forza che i padri fondatori avevano cementato. Brexit sembrava impossibile. Fino a pochi mesi, forse giorni fa, molti facevano il tifo perché non si realizzasse. Ricordo deputati europei che gongolavano ai convegni che il fallimento delle trattative del Regno Unito di uscire dall’Europa erano la miglior campagna anti europeista che si potesse realizzare.

Oggi è vero esattamente il contrario. Si è aperto un sentiero, chissà quanto ampio, che fa pensare che qualcuno lo ha fatto e che si può imitare. Non basta demonizzare i detrattori dell’antieuropeismo, bisogna affrontare gli errori che compie l’Europa e correggerli con effetto immediato e deciso. Non è possibile lasciare che un’affermazione superficiale ed inesatta di una signora chiamata ad una poltrona tra le più strategiche d’Europa, bruci i risparmi degli Italiani e di centinaia di migliaia di cittadini europei. Né che nelle emergenze drammatiche in cui ci troviamo a lottare, si senta il silenzio assordante di interventi immediati, Quella stessa Europa che è stata così solerte nel regolare nel 1994, con norma cogente in un apposito regolamento, la curvatura delle banane che non devono presentare "malformazioni né curvature anomale". Così non va.

Davide.gaeta@univr.it