A sinistra nella foto tonda, Marcello Tassinari, direttore generale. di Aeffe
A sinistra nella foto tonda, Marcello Tassinari, direttore generale. di Aeffe

"Questa crisi per colpa della difficile situazione sanitaria colpisce tutti. Bisogna cercare di vedere le situazioni con occhio proattivo, e pensare a cosa possiamo fare di meglio per essere più competitivi quando tutto sarà passato". Resistere e pensare, fare progetti coi piedi per terra, mettersi in discussione ma conservando una attitudine positiva: è questo il pensiero di Marcello Tassinari, direttore generale di Aeffe S.p.A. di San Giovanni in Marignano, da venti anni in questa posizione di responsabilità al fianco dell’azienda e della famiglia di Massimo ed Alberta Ferretti che l’hanno fondata. Il Gruppo Aeffe, quotato nel segmento Star di Borsa Italiana, possiede 4 marchi del lusso e della moda: Moschino, Alberta Ferretti, Pollini e Philosophy di Lorenzo Serafini. "E’ fondamentale fare squadra – dice Tassinari che prima di diventare direttore generale nel 2000 era già in Aeffe come consulente – per non disperdere le energie e anzi incrementandole. Coi dipendenti, coi fornitori, coi clienti, con le istituzioni", racconta il manager commentando il bilancio 2019 appena firmato dal consiglio di amministrazione e diffuso pochi giorni fa.

Dottor Tassinari, come è andato questo 2019 per il Gruppo Aeffe?

"Il 2019 non è stato un anno facile, è stato un anno molto sfidante, in linea con le aspettative. Il 2018 invece era andato molto bene".

Ci indica i principali dati dell’ultimo bilancio?

"I ricavi consolidati sono pari a 351,4 milioni di euro, rispetto ai 346,6 milioni di euro del 2018, con un incremento dell’1,4% a cambi correnti e dell’1,2% a cambi costanti. L’Ebitda con effetto IFRS 16 pari a 53,1 milioni di euro. E Ebitda al netto dell’effetto IFRS 16 pari a 36,6 milioni di euro (10,4% dei ricavi rispetto ai 43,3 milioni di euro del 2018 (12,5% dei ricavi). L’utile di Gruppo è pari a 11,7 milioni di euro, mentre l’utile di gruppo al netto dell’effetto IFRS 16 è pari a 12, 3 milioni di euro, rispetto all’utile di 16,7 milioni del 2018. Noi dal 1 gennaio 2019 applichiamo il principio contabile internazionale IFRS 16".

E l’indebitamento finanziario?

"Quello comprensivo dell’effetto IFRS 16 è pari a 135,2 milioni di euro. L’indebitamento finanziario al netto dell’effetto IFRS 16 è pari a 39,4 milioni di euro, rispetto ai 31,3 del 31 dicembre 2018".

Come è andato l’abbigliamento e come sono andati gli accessori dei marchi del gruppo?

"I ricavi della divisione pret-à-porter sono stati pari a 262,2 milioni di euro, con un decremento dell’1,3% a cambi correnti rispetto al 2018. Le divisioni calzature e pelletteria hanno registrato un incremento dell’8,3% sia a cambi costanti sia a cambi correnti e al lordo delle elizioni tra le due divisioni ammontano a 128,2 milioni di euro". _ Quali sono i principali mercati? "L’Italia con 160.865 milioni di euro, poi l’Europa con 86.890, Asia e resto del mondo con 86.020, America con 17.628 milioni di euro".

Qual è il marchio che è andato meglio?

"Moschino che ha registato un aumento di vendite a +4,5%. E anche Pollini ci dà soddisfazioni tanto che abbiamo appena aperto il primo monomarca a Dubai. Per tutto il resto io sono ottimista, altrimenti avrei dovuto cambiare mestiere. Abbiamo 1300 dipendenti, che con l’indotto arrivano a 3000".

Quali sono i nuovi progetti?

"Lo sviluppo degli accessori, scarpe e borse, anche per Alberta Ferretti e Philosophy di Lorenzo Serafini. Abbiamo ottime prospettive".

Come state arginando questa emergenza Coronavirus?

"Prima di tutto proteggendo la salute dei nostri dipendenti. E poi mantenendo i nervi saldi. Abbiamo potenziato lo smartworking . Per la prossima collezione già in cantiere per tutti i marchi ci sono due turni di prototipia e modelleria, quando un gruppo lavora l’alto è in ferie. Certo l’incertezza non aiuta".

Dove è concetrata la produzione?

"Per Alberta Ferretti, Philosophy di Lorenzo Serafini facciamo tutto in Italia. Anche Pollini è Made in Italy, Moschino Love viene prodotto in Cina. Produciamo alcuni modelli di scarpe alta di gamma nella nostra manovia interna".

Quante sono le boutique dirette nel mondo?

"Sono 61 in tutto tra Europa e Stati Uniti, in Italia sono 35 le nostre boutique".

Lei è nella posizione di direttore generale di Aeffe da 20 anni. Questo vuol dire passione per il lavoro e fiducia da parte dell’azienda?

"Sì, queste sono condizioni fondamentali. Io sono romagnolo e pragmatico come la famiglia Ferretti e questo ci unisce. Ho sempre ragionato come se l’azienda fosse mia. Mi sento uno di casa. Con Massimo Ferretti che è il presidente esecutivo di Aeffe SpA lavoro ogni giorno insieme per risolvere i problemi, e così pure è ottimo il rapporto con la signora Alberta Ferretti e con suo figlio Simone Badioli che è l’amministratore delegato del Gruppo Aeffe".