di Andrea Ropa

L’acqua 4.0 sgorga nel cuore delle Alpi Marittime. A Vinadio, dove la provincia di Cuneo profuma di Francia e già nel XVI secolo si esaltavano le qualità organolettiche e disintossicanti di Sant’Anna. Oggi è la minerale più scelta dagli italiani, la marca leader di un settore molto competitivo e frammentato (300 etichette in commercio) dominato da grandi gruppi multinazionali. Prodotta da un’azienda a conduzione familiare, con l’innovazione e la sostenibilità nel proprio Dna. A guidarla è Alberto Bertone, che ha ereditato dal padre l’intraprendenza e il gusto per le sfide impossibili e dal 1996 si dedica anima e corpo alla realizzazione di un obiettivo ambizioso: portare la sua acqua sulla tavola di tutti gli italiani.

Come si persegue quest’obiettivo in tempo di pandemia?

"In un anno difficile, che ha messo a dura prova il sistema economico nazionale, noi abbiamo continuato a investire in ricerca, soluzioni tecnologiche all’avanguardia, automazione, IT, innovazione di prodotto e marketing. Perché crediamo fortemente nelle nostre potenzialità di sviluppo che passano necessariamente da un ammodernamento continuo per ottimizzare l’efficienza produttiva".

Il Covid-19 ha cambiato le abitudini degli italiani in tema di acque minerali?

"Decisamente sì. Dopo un primo periodo, quello del lockdown, caratterizzato dalla tendenza all’accaparramento che ha gonfiato le vendite, c’è stata la gelata. Gli italiani hanno cambiato le proprie abitudini di vita e con esse il modo di consumare l’acqua minerale: non più in auto, a scuola o sul luogo di lavoro, ma soprattutto in casa. Quindi addio alle bottigliette da mezzo litro e spazio ai formati più grandi, compreso quello da 2 litri che in Italia era poco diffuso".

Questo cos’ha significato per voi?

"Adeguarsi velocemente al cambiamento, modificando linee produttive, packaging e spingendo su nuovi prodotti come la linea Sant’Anna Beauty, costituita dalla prima bevanda al collagene addizionata con zinco, a cui si è aggiunto nell’estate 2020 l’integratore alimentare con acido ialuronico e zinco".

Con quali risultati?

"Dopo il crollo registrato nel primo semestre, abbiamo recuperato e chiuso il 2020 con un +10% rispetto all’anno precedente. Un premio alla nostra resilienza, alla capacità di stare al passo coi tempi".

L’ancora di salvezza di molti imprenditori è stato l’e-commerce. Voi come lo avete sfruttato?

"L’acqua pesa molto e ha un valore intrinseco molto basso, quindi è difficile operare online su un mercato del genere. Nonostante ciò ci siamo lanciati con entusiasmo sull’e-commerce e il nostro canale sta quintuplicando il valore ogni mese. È qualcosa di nuovo sul quale c’è molto da migliorare, soprattutto dal punto di vista della logistica. La sfida è ridurre il costo della spedizione, stiamo tentando diverse strade per riuscirci".

A proposito di logistica, come si sposa con l’esigenza di sostenibilità che è sempre più una priorità globale?

"Guardi, noi siamo nati in treno. Nel senso che i nostri primi clienti, nel 1996, stavano in Sicilia e li rifornivamo attraverso la ferrovia. E ancora oggi la rotaia resta il nostro primo vettore. Il trasporto su gomma in futuro avverrà sempre più in modalità alternative, con l’utilizzo delle batterie a idrogeno e dei motori elettrici sui camion".

Ma la sostenibilità non è solo logistica...

"Tutta la filosofia aziendale è orientata alla tutela dell’ambiente e si concretizza in numerose altre iniziative, a cominciare dallo stabilimento di Vinadio, costruito secondo i principi della bioarchitettura e della bioedilizia. Ma Sant’Anna Bio Bottle, biodegradabile, compostabile e realizzata senza una goccia di petrolio, è certamente l’iniziativa green che si è più fatta notare sul mercato. Tuttavia i nostri sforzi potrebbero essere più incisivi se il governo ci desse una mano, per esempio abbassando l’aliquota Iva o varando una misura semplice ed efficace che in tutt’Europa ha tolto le bottigliette dalle strade".

Cioè?

"La cauzione. Se si rendesse conveniente la restituzione del contenitore vuoto dopo l’uso, nessuno lo abbandonerebbe più nell’ambiente e i costi di smaltimento e riciclo sarebbero molto minori. Lo fanno già praticamente tutti i Paesi Ue, ad eccezione di Francia e Spagna, e abbiamo notato che funziona meglio della plastic tax, una misura inutile che non risolve il problema dell’inquinamento".