Francoforte, 7 febbraio 2018 - Alla fine, si va verso un compromesso che consentirà di salvare la faccia a tutti: Vigilanza Bce, Parlamento e Consiglio Ue. Il famoso ‘addendum’, cioè le regole aggiuntive sulla gestione degli npl (credititi non perfomanti) da parte delle banche sarà pubblicato dall’Eurotower a metà marzo per essere operativo dal primo aprile. Tre mesi dopo la data fissata inizialmente del primo gennaio e slittata anche a causa delle furenti polemiche all’interno delle istituzioni Ue.

Alla Vigilanza della Bce "abbiamo messo le migliori menti legali a nostra disposizione per chiarire nel modo più assoluto che l'addendum alle linee guida sui crediti deteriorati delle banche non è vincolante" e che l'istituzione si muove nell'ambito del suo mandato. Parola della presidente della Vigilanza Danièle Nouy che – alla conferenza stampa annuale  del Meccanismo unico di Vigilanza (Ssm) a Francoforte – ha risposto con fermezza a una domanda sulle contestazioni mosse al Ssm dai sevizi giuridici sia del Parlamento Europeo che del Consiglio europeo. Puntualizzando che su questo tema "ci muoviamo in stretto coordinamento con la Commissione Ue".

LE NUOVE REGOLE - Il punto di caduta sarà l’assenza di automatismi e l’applicazione delle nuove regole “caso per caso”, come ha puntualizzato la numero due della vigilanza, Sabine Lautenschlaegher : "Un punto di partenza di una discussione con le singole banche". Ma soprattutto le nuove regole (svalutazione completa in due anni dei crediti non garantiti e in 7 anni di quelli garantite) riguarderanno solo gli npl futuri mentre strette sugli stock esistenti sono rimandati a un indefinito futuro. Anche l’indicazione delle date di smaltimento dovrebbe avere una formulazione che renda evidente l’intenzione di non mettere limiti “vincolanti”.

La Nouy ha comunque precisato che terrà una nuova audizione al Parlmento europeo a marzo, proprio in occasione del varo della versione definitiva dell'addendum sugli Npl, e quando anche dall’Ecofin arriverà una proposta sui crediti deteriorati. Il tentativo pare quello di ricomporre una visione armonica delle azioni sull’asse Bruxelles-Fracoforte.  In, ogni caso, avverte “le banche dovrebbero prepararsi” visto che i crediti deteriorati, pur se diminuiti, “restano un grosso problema”. Le banche europee, secondo la Bce, ne hanno in pancia ancora 760 miliardi (lordi). Più esplicitamente: per le banche il prossimo stress test “sarà un altro momento di verità” poiché “i mercati - e non solo i supervisori - si aspetteranno che le banche con debolezze patrimoniali le affrontino”. Aumentare la redditività (anche tagliando i costi) e pulire i bilanci sono queste le due cose in cima alla ‘to do list’, la lista delle cose da fare secondo Madame Nouy. Nuovi aumenti di capitale e nuove aggregazioni per consolidare il settore bancario europeo sono all’orizzonte.

Quanto alle critiche, arrivate dall'Italia (Bankitalia compresa), sull’eccessiva fissazione di Francoforte sul versante degli Npl e non abbastanza sui rischi dei derivati in pancia alle banche, la Vigilanza taglia corto con asprezza: “Quella che non ci occupiamo dei derivati è una favola, così come quella che siano tutti pericolosi”,  sottolinea la Lautenschlager. Per quanto riguarda invece la ricapitalizzazione preventiva di Mps, con l’ingresso nel capitale dello Stato italiano, è Nouy a tagliare corto sulla correttezza dell’operato della Bce che “ha tenuto conto delle singole specificità” nel dare disco verde all’operazione.