È stato uno dei settori che hanno sofferto meno gli effetti negativi dell’emergenza Covid. Del resto i cambiamenti degli stili di vita (basta pensare allo smart working) con il ‘tutti a casa’, hanno favorito la spesa al supermercato. Con tanto – vi ricordate – di corsa agli accaparramenti nelle prime settimane del lockdown scattato a marzo. Però, avverte Giorgio Santambrogio, ad del Gruppo VéGé, se le catene della distribuzione moderna alimentare hanno registrato una crescita dei ricavi quest’anno, si parla comunque di un incremento (secondo i dati Nielsen di metà novembre) del 4,2%, non certo a doppia cifra. Il 2020 quindi si avvia alla conclusione con un bilancio positivo – e non drammatico come per altri settori – ma che riguarda solo il food, perché il non food ha subito perdite di fatturato rilevantissime. Sia per la chiusura dei centri commerciali – ancora oggi previste nelle zone rosse durante i week-end – sia per misure restrittive di cui peraltro a volte non si capisce appieno la logica. Come quelle, ricorda Santambrogio, che vietano la vendita nei supermercati, nel week-end nei centri commerciali, ad esempio della carta igienica, dello shampoo o della stessa Amuchina.

Nell’anno del Covid, l’accusa di più di un’associazione dei consumatori, è stata quella di aver visto un aumento dei prezzi, specialmente in primavera, con le catene della Gdo che avrebbero approfittato dell’emergenza Covid. Una critica però, partendo dai prezzi applicati nei punti di vendita delle 35 imprese associate al gruppo VéGé – imprese che godono di importanti condizioni di acquisto negoziate dalla sede milanese, ma che sono libere poi di decidere autonomamente i prezzi dei prodotti messi in vendita sugli scaffali – che non trova assolutamente riscontro nella realtà. "L’aumento dei prezzi percepito durante le settimane del primo lockdown – spiega sempre Santambrogio – è stato in gran parte collegato alla diminuzione della pressione promozionale, decisa anche per motivi di sicurezza sanitaria per evitare gli assembramenti. E poi non vanno dimenticati, in settori come l’ortofrutta, gli effetti climatici che non dipendono certo dal Covid". La pandemia, con la conseguente crisi economica che ha pesato sui bilanci delle famiglie, del resto ha riportato da parte dei consumatori l’attenzione sul fattore prezzo. E questo non solo ha confermato la crescita dei prodotti private label (quelli con il marchio della catena distributiva e per cui agli associati VéGé offre anche sue due linee di proprietà) ma anche un ritorno verso quelli di primo prezzo rispetto ai prodotti premium. Una tendenza, quella dell’attenzione al risparmio nel carrello, che caratterizzerà anche lo shopping natalizio. Per cui, oggi, conclude l’ad del gruppo VéGé, è difficile fare previsioni perché tutto dipende dall’effetto Covid e dalle decisioni conseguenti del governo. Quel che è certo "è che ci sarà una forte tendenza a offerte e promozioni da parte dei supermercati e dei discount, a scapito anche della marginalità delle catene. Già si vedono, ahimè, in vendita panettoni a 99 centesimi...". Achille Perego