Dagli ormai classici tour virtuali tramite browser alle visite robotico-assistite il passo è breve: lo dimostra il caso del museo inglese Hastings Contemporary che, durante l’emergenza Coronavirus, ha già utilizzato la telepresenza di Double Robotics per "portare" sul posto i visitatori impossibilitati a uscire durante la quarantena. "È l’opportunità di vivere un’esperienza ‘umana’ come quella reale: i visitatori si ritrovano davvero in presenza nel museo, potenziati grazie ai robot.

D’altro canto, i musei possono aggiungere nuove proposte in grado di generare opportunità economiche, offrendo esperienze alternative e non sostitutive della visita, anche in periodi sfidanti come quelli della pandemia", spiega Luisa Bagnoli (nella foto), Ceo di Beyond International esclusivista per l’Italia di Double 3.

Un’esperienza di visita più immersiva di quanto non siano già i percorsi online di visualizzazione, podcast, lezioni di arte o webinar, soluzioni sfruttate nel periodo del lockdown dalle istituzioni culturali per reinventare l’accessibilità alla propria offerta. Il Tate di Londra aveva adottato già nel 2014 la telepresenza robotica per visite private fuori dagli orari di chiusura, ma questi device possono essere utilizzati anche nel mondo della formazione e quello aziendale.

"Secondo una ricerca della Michigan State University l’utilizzo di robot come Double 3 rende molto più efficace l’apprendimento a distanza - spiega Bagnoli –: anziché essere solo una delle decine di volti nella schermata, come succede con le più note piattaforme di videocall, agli studenti viene offerto l’elemento della mobilità e dunque dell’individualità, permettendo così un più elevato livello di engagement".

Double ha ‘passeggiato’ anche tra i corridoi di un’azienda orientata alle piattaforme come Twitter, sin dal 2013. Il capo del team ingegneristico Raffi Krikorian lo usava infatti per interagire con i colleghi a San Francisco, durante le sue trasferte a Pittsburgh. Secondo Krikorian la robotic presence è in grado di rendere più umane le interazioni che il sistema irregimentato delle videoconferenze riduce invece a semplici ‘transazioni’.

Daniele Monaco