vino senza alcool
vino senza alcool

Da più di una decina d’anni si pratica nel mondo la de-alcolizzazione del vino. Mentre in buona parte del mondo si producono e commercializzano milioni di litri di vino dealcolato ogni anno in un mercato, in Italia la dealcolizzazione è assolutamente vietata.  L’unica cosa che non può essere vietata è la commercializzazione del vino dealcolato unicamente grazie al trattato di Maastricht che sancisce la libera circolazione delle merci nell’UE.

A giugno 2019 la Commissione Europea ha presentato la sua proposta di modifica del regolamento n. 1308/2013, che disciplina la Pac. All’art.193 fanno la loro comparsa proprio i termini “vino dealcolizzato” (con tasso alcolometrico non superiore a 0,5% vol.) e “vino parzialmente dealcolizzato” (con tasso alcolometrico compreso tra 0.5% e 9%).

Vino senza alcool in Italia

In Italia, un prodotto per essere chiamato vino deve presentare una gradazione di almeno 9 gradi (ogni denominazione, poi, fa riferimento al disciplinare specifico), con qualche eccezione legata a denominazioni particolari. Se la proposta passasse – ma bisognerà attendere le prossime elezioni europee – il vino a bassa gradazione entrerebbe nel pacchetto Pac. Cosa significa? Significa che probabilmente verranno inseriti nella prossima OCM (Organizzazione Comune di Mercato) i vini alcol free come una delle rotte lungo cui muoversi per intercettare nuovi mercati e nuovi consumatori.

Dealcolizzazione: cos’è 

La dealcolizzazione è un processo attraverso il quale è possibile estrarre l’alcool dalle bevande alcoliche, vino compreso. Essa può essere praticata per parziale evaporazione, distillazione o per osmosi, a condizioni di pressione e temperature molto delicate. 

Si tratta di un processo molto delicato che dura solamente qualche minuto. Una buona dealcolizzazione è il risultato di anni di esperienza perché la maggiore difficoltà sta nel non danneggiare gli aromi propri del vino. Il rischio maggiore che si può correre è quello di far perdere al vino le sue naturali proprietà organolettiche. Tuttavia, nel tempo, le tecniche e i macchinari sono migliorati, consentendo di effettuare interventi meno duri e invasivi, che vanno a colpire solo l’etanolo, ma non gusti e profumi.

Vino analcolico esiste?

Si sente spesso parlare di vino analcolico, senza mai chiedersi se il termine utilizzato sia adatto. Ma chiamare un vino analcolico è corretto? La risposta è: no.

Il termine vino è per definizione una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del frutto della vite o del mosto. Perciò non si può usare il termine vino in assenza di alcol per scopi commerciali ma tra clienti e alcuni fornitori è di moda usarne la declinazione gergale “vino analcolico” per identificarlo nel settore degli analcolici. Questa invece sarebbe la corretta definizione: una bevanda senza alcol (analcolica appunto) a base di vino dealcolato.

Vino senza alcool: curiosità

  • I vini a bassa gradazione alcolica sono una moda di questi ultimi anni; moda che riguarda soprattutto l’estero. In Italia (e in Francia) i consumatori continuano a mostrare un po’ di perplessità davanti a questa particolare offerta;
  • La Germania, al contrario, è il paese dove si bevono più vini a bassa gradazione alcolica (34%) (fonte Wine Intelligence);
  • I vini a bassa gradazione alcolica si scelgono soprattutto per salute, dieta e punti patente. Tra quelli che comunque decidono di approcciarsi ai vini a bassa gradazione alcolica, le motivazioni sono principalmente queste tre;
  • In un vino a bassa gradazione alcolica ci sono mediamente meno calorie che in un vino normale: stando a degli studi recenti, la quantità di calorie per 10 cl di vino varia in modo considerevole con l’aumentare del grado alcolico;
  • L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, OIV, ha normato la dealcolizzazione del vino. Se il tenore alcolico è ridotto fino a un massimo del 20%, si può comunque parlare di vino;

Oltre a una scelta più attenta delle varietà, per produrre vini a bassa gradazione alcolica i produttori devono anche lavorare con maggiore attenzione in campagna, curando da vicino ogni fase di maturazione delle uve e anticipando quanto più possibile almeno una parte della vendemmia. Raccogliendo, cioè, quando il contenuto zuccherino delle uve non è ancora troppo alto. Esattamente il contrario di quello che solitamente veniva fatto fino a pochi anni fa.