Le Cotarella Sisters con in mano un calice del nuovo Sorè
Le Cotarella Sisters con in mano un calice del nuovo Sorè

Un vino che è un gioco. Di uva, di parole, di impresa, di rapporti. Protagoniste, tre ragazze terribili, ormai “le” Cotarella: Dominga, Enrica, Marta, che hanno sbalzato di sella i seniores – Riccardo e Renzo, come dire un mondo di vino – al timone dell’azienda. Diventata con loro, per l’appunto, Famiglia Cotarella. Con quel gioco in più, quel pizzico di malizia femminile che è anche ormai la bandiera del brand, “le” Cotarella, anzi le “Cotarella Sisters”, due sorelle e una cugina che per aver vissuto sempre insieme, e sempre nel mondo del vino, si considerano “sorelle”.
Preambolo necessario, per arrivare a questo nuovo vino, che Dominga in realtà ci aveva anticipato quando ne parlammo l’8 marzo, per la Festa della Donna, e doveva essere presentato e lanciato nel mondo in aprile ma poi il Piccolo Nemico ha fermato tutto. Eh già, il vino delle donne. E non a caso è un rosé, che non a caso si chiama Sorè. Come “sorelle”, per l’appunto, nell’idioma dell’Alta Tuscia dove tutto ebbe inizio e continua. Ma che pr l’appunto è anagramma di “Rosé”, ecco il gioco degli intrecci.
“Un sogno che avevamo nel cuore da anni – conferma ora Dominga – e che prese forma con la voglia di fare esperimenti sul Merlot”, l’uva destinata al Montiano, il top della gamma. “Volevamo regalarci – continua Dominga, la maggiore, la portavoce delle Sisters – un rosato straordinario che potesse identificare il lato rosa della nuova generazione di Famiglia Cotarella: la femminilità e il rapporto profondo che da sempre lega noi sorelle”. Dai vigneti più giovani coltivati nella Tuscia ecco dunque questo Merlot rosato: Sorè, appunto, “nome colloquiale che tuttavia ha il significato profondo del coraggio e dell’entusiasmo con cui le Cotarella Sisters si lanciano ogni volta in una nuova sfida.
E l’assonanza è d’impatto. Anche visivo. L’etichetta, studiata da Enrica, con i tre fiori di Camelia, “all’apparenza delicati – spiega l’autrice – ma in realtà estremamente resistenti, ce identificano noi tre sorelle: nel linguaggio dei fiori la camelia simboleggia il sacrificio, pegno e impegno ad affrontare tutto in nome dell’amore, come i petali di un fiore che ricordano persone che si pongono obiettivi precisi e vanno avanti con determinazione per ottenere i risultati”. E tutto, nell’etichetta del Sorè, ha un significato: i fiori, la ricchezza delle percezioni aromatiche e varietali del vino; i colori, il rosa segno di femminilità e naturalezza e il cartazucchero che rimanda alla freschezza, ma richiama anche il Montiano 2016; i pistilli, a significare esplosione di sensazioni e profumi.
Così nasce Sorè, che già nella livrea esprime delicatezza e personalità, e poi regala profumi avvolgenti, delicati e floreali, insomma femminili, e un sorso fresco e fragrante ma anche intenso e persistente. Vino ideale per un aperitivo su una terrazza a mare, o con lo sguardo che si perde per le campagne umbre e toscane. Ma non bevetelo mai da soli.
Cinquemila bottiglie, destinazione settore horeca, sullo scaffale a 25 euro.