Sangiovese
Sangiovese

L’Italia è un paese ricco di diverse tipologie di vitigni, una varietà così vasta che ogni regione possiede le proprie uve autoctone: un patrimonio di oltre 400 specie diverse, che i produttori stanno cercando di rivalutare come non era mai accaduto prima. Molte di queste uve hanno reso famoso il vino Italiano nel mondo. 

Tra questi c’è un vitigno che per la sua tradizione, il prestigio dei grandi vini che ne derivano, la sua varietà racchiude una storia particolarmente affascinante: il Sangiovese.

Origini Sangiovese

L’origine e la provenienza del Sangiovese è molto difficile da identificare: le notizie su uno dei vitigni più conosciuti e coltivati in Italia sono molto frammentarie e poco attendibili. Per ottenere delle informazioni bisogna innanzitutto attendere il XVI secolo, quando il Soderini, nel 1590, lo descrive nel suo trattato “La coltivazione delle viti” dicendo che: “il Sangiocheto o Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare”.

Si ritiene che la celebre uva fosse già nota più di 2000 anni fa e che fosse utilizzata dagli Etruschi per la produzione di vino.

Origine nome

L’origine del nome Sangiovese è incerta. Alcuni sostengono che derivi da “sangiovannese” ossia originario di San Giovanni Valdarno, mentre altri sostengono che derivi da “sanguegiovese”, ossia “sangue di Giove”, in riferimento al Monte Giove, nei pressi di Santarcangelo di Romagna. Il termine Sangiovese definisce un gran numero di varietà, o cloni, nelle quali il vitigno si è differenziato nel corso dei secoli, adattandosi ai diversi territori. 

Vitigno Sangiovese: caratteristiche

Il Sangiovese è il vitigno a bacca nera più coltivato in Italia, con una superficie vitata pari all’11% di quella totale nazionale. Il Sangiovese viene coltivato dalla Romagna fino alla Campania ed è il vitigno più diffuso in Toscana. 

Il Sangiovese rientra nella composizione di moltissimi vini, alcuni tra i quali molto conosciuti come il Carmignano, il Rosso Piceno, il Rosso Conero, il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Vino Nobile di Montepulciano, il Morellino di Scansano, il Sangiovese di Romagna e molti altri.

Fuori dall’Italia il Sangiovese è coltivato in modeste quantità in California (Napa Valley, Sonoma e Sierra Foothills), in Argentina (Mendoza) e in Australia. Il Sangiovese è inoltre coltivato in Corsica dove è conosciuto con il nome di Nielluccio. 

Questa diffusione rende difficile dare una descrizione assoluta del vino che si ricava dal Sangiovese, le cui varie espressioni vanno dal vino rosso più economico ai vertici qualitativi del Brunello di Montalcino. Generalmente si può affermare che i vini prodotti con Sangiovese in purezza hanno un’acidità piuttosto elevata e un alto contenuto di tannini, colore moderato e una struttura media. 

L’elevata produttività del Sangiovese costringe i produttori ad utilizzare pratiche colturali scrupolose per mitigare la sua irruenza. Spesso per mitigare la sua naturale “ruvidità” il Sangiovese viene assemblato con vini prodotti da altre uve, come il Canaiolo Nero nel Chianti e nel Torgiano Rosso in Umbria. 

Il Sangiovese è un’uva a maturazione tardiva, con un’ottima capacità di adattamento ai diversi tipi di suoli. Preferisce i terreni con buona percentuale di sedimenti calcarei capaci di far esaltare i suoi migliori ed eleganti aromi così come le sue migliori qualità. Il Sangiovese ha una certa sensibilità alle muffe, soprattutto nelle annate fredde e umide o nella zone in cui la stagione autunnale è particolarmente piovosa.