Origine del vino: i miti che lo raccontano
Origine del vino: i miti che lo raccontano

Il vino, fin dall’antichità, riveste un ruolo fondamentale nella cultura e nelle abitudini alimentari della maggior parte delle popolazioni. Che venga scelto per accompagnare banchetti importanti o pasti più rustici e quotidiani, questa bevanda alcolica è da sempre la più ricercata: in quanto frutto della terra, il vino si dona agli strati più umili come più nobili delle popolazioni, che nei millenni lo hanno elevato a leggenda. Sono moltissime le storie che si narrano in merito alle origini del vino, la maggior parte delle quali si perdono nel mito.

Noè e la vite salvata

Esistono due versioni della leggenda sull’origine del vino collegata a una delle più note parabole bibliche, l’Arca di Noè. La prima versione narra di come Noè, durante la costruzione della sua arca, sia riuscito a riservare un posto sicuro alla pianta della vite, salvandola così da una estinzione certa. La storia si collega a quanto riportato nell’Antico Testamento, dove si attribuisce a Noè la coltivazione della prima vigna; la vite, infatti, viene descritta come “uno dei beni più preziosi dell’uomo”, mentre il vino elogiato perché “rallegra il cuore del mortale “.

La seconda versione, avente sempre come protagonista Noè, racconta di come un caprone, dopo essere riuscito in qualche modo ad accedere alla riserva d’uva presente sull’arca, ne abbia consumato una grande quantità e abbia iniziato a correre e importunare gli altri animali sulla nave.

Chiaramente vittima degli effetti del vino, fu necessario far trascorrere del tempo prima che l’animale si calmasse e Noè, incuriosito, decise di indagare in che modo l’uva avesse potuto provocare quell’effetto sull’animale. Ciò lo portò a cimentarsi nella vinificazione e la vendemmia sul monte Ararat, regione ancora oggi conosciuta per l’alta qualità delle uve che produce.

Miti greci origine vino

Nell’immaginario collettivo molti considerano i Greci come gli inventori del vino, ma la verità è che i Greci hanno preso parte abbastanza tardi alla storia di un prodotto già in uso presso altre culture precedenti. Proprio per questo motivo, probabilmente, il dio greco del vino Dioniso viene spesso raffigurato come uno straniero venuto da molto lontano, coperto di pelli di grossi felini. La leggenda narra che Zeus, tra le varie amanti mortali, iniziò ad avere una relazione con una principessa mortale chiamata Semele, figlia del re di Tebe. La relazione si svolgeva di notte così che non potessero essere visti, ma Era, la moglie di Zeus, una volta scoperto il tradimento, costrinse Semele a rivelarsi, soprattutto dopo aver scoperto che la principessa fosse incinta.

La rivelazione costrinse Zeus a scagliare fulmini su Semele fino a ucciderla a morte, il quale però decise di salvare comunque il bambino (Dioniso) cucendolo alla coscia della ragazza e partorendolo dopo 3 mesi.

Era, che non riuscì mai ad accettare Dioniso, lo punì alla maturità facendolo diventare pazzo e costringendolo a girovagare per le nazioni senza poter tornare in patria.

Dioniso, però, riuscì comunque nell’impresa, grazie alla sua capacità di mutare sé stesso e gli altri in vite; capacità che portò i suoi seguaci ad adorarlo come Dio del vino.

Gilgamesh e la paura della morte

L’epopea di Gilgamesh è probabilmente la prima raccolta di storie scritta dall’umanità. Uno dei racconti narra che alla morte dell’amico Enkidu, Gilgamesh, re di Uruk, si spaventò talmente tanto che decise di cercare un rimedio alla morte, conscio che sarebbe toccata anche a lui in futuro.

Durante questa ricerca Gilgamesh incontrò Siduri, la donna del vino ed ostessa sacra che viveva in un vigneto vicino al mare. La donna saggia, alla richiesta di indicazioni per evitare la morte, offrì vino a Gilgamesh, consigliando all’eroe di lasciare perdere quella ricerca disperata e preferire le gioie della vita.