Cinque tradizioni sulla vendemmia che non ti aspetteresti
Cinque tradizioni sulla vendemmia che non ti aspetteresti

La vendemmia è considerato uno tra i mestieri più antichi del mondo e quasi come un rito si ripete ogni anno, rinnovando un fascino che non tramonta mai.

Nelle tradizioni contadine le attività produttive stagionali sono sempre state legate a momenti di festa che celebravano la momentanea grande disponibilità di risorse ma anche la fine di periodi particolarmente faticosi.  Le abitudini e i metodi della vendemmia variano di famiglia in famiglia, poiché il valore storico di questo importante momento si tramanda di generazione in generazione.

In preparazione della vendemmia

Il lavoro nella vigna non era rappresentato da un momento unico, ma comprendeva numerose attività che permettevano di eseguire la vendemmia al meglio. Tra queste le principali erano:

  • Mettere il verderame ogni settimana;
  • Togliere le erbacce tra i filari;
  • Assicurarsi che la cenere (la malattia dell'uva) non avesse attaccato gli acini. 

I tini, le tinozze e i cesti venivano caricati su carri e carretti trainati dai buoi e alle prime luci dell’alba ogni famiglia contadina, si avviava verso la campagna per iniziare il lavoro. Arrivati nei campi si scaricavano tutti gli attrezzi necessari; cesti e secchi venivano sistemati sotto il pergolato, pronti per essere riempiti di grappoli che i vendemmiatori staccavano dai tralci della vite con un netto colpo di forbice o con una lama di un coltello.

Momento di festa

Fin dall’antichità la vendemmia è stata celebrata con dei banchetti; nell’antica Roma, ad esempio, si organizzavano delle vere e proprie feste in onore del dio Bacco. Le giornate della vendemmia erano le più attese dai contadini.

La vendemmia, infatti, era il momento in cui si “tiravano le somme” di un'intera annata di lavoro e di fatiche, che spesso rischiavano di non essere giustamente ripagate a causa di una improvvisa grandinata, di inverni troppo rigidi o del perdurare della siccità. Durante la vendemmia la gioia era unita al grande spirito sociale, che faceva da collante tra i lavoratori e le loro famiglie, poiché permetteva loro di affrontare meglio la fatica del momento.

Per molti aspetti la vendemmia assume ancora oggi un aspetto rituale, con un significato sociale di aggregazione gioiosa, rappresentando l’ultimo atto del calendario rurale prima del riposo invernale e la conclusione dei sacrifici di un intero anno.

Al termine della raccolta gli uomini si fermavano in cantina per terminare la pigiatura e la torchiatura, attraverso le quali producevano il dolce mosto. Le donne, invece, apparecchiavano le tavole per preparare un ricco pasto per tutti i convenuti, dove la festa vera e propria si sarebbe protratta, nonostante la stanchezza, sino alla sera in allegria. 

Gara tra famiglie

I vecchi contadini si affidavano alla conoscenza del “capoccia”, ovvero il responsabile più anziano della produttività familiare, per decidere quale fosse il momento perfetto per vendemmiare. Egli infatti riusciva a valutare il grado di maturazione delle uve tramite ripetuti assaggi; dopodiché ci si affidava al sapiente lavoro manuale dei contadini.

Durante il lavoro si creava una sorta di gara tra le famiglie a chi vendemmiava più rapidamente i filari.

Strumenti vendemmia

Oggi, uno dei simboli della vendemmia è la cesta rossa dove si raccolgono le uve, mentre in passato era necessario usare scale e delle ceste con l’uncino, proprio perché le viti si appoggiavano ad un albero, detto “testucchio” e quindi l’uva quindi si trovava molto in alto. 

La raccolta dell’uva è cambiata nel tempo e col passare degli anni si è tecnologizzata. Un tempo l’uva veniva trasportata in cesti di vimini, chiamate in siciliano “cartedde”, i quali venivano caricati sui dorsi dei muli, cavalli o asini tramite corde.