Monsignor Massimo Camisasca
Monsignor Massimo Camisasca

Reggio Emilia, 4 dicembre 2014 - È polemica dopo che il vice parroco di Regina Pacis, don Paolo Cugini, ha cancellato l’incontro previsto ieri sera nella sala polivalente della parrocchia con le «Sentinelle in piedi» che avevano organizzato una serata su teoria gender, Lgbt e legge sull’omofobia. L’appuntamento aveva suscitato la contrarietà di alcuni esponenti politici, movimenti gay e centri sociali. Il parroco ha cancellato la serata, spiegando di essere stato tratto in inganno dalla proposta formulata da una parrocchiana. Secondo alcuni il consigliere comunale del Pd Dario De Lucia «ha costretto il vice parroco ad annullare l’incontro». Don Cugini peraltro smentisce questa ricostruzione, parlando di più proteste.

Oggi è interventuto anche il vescovo, don Massimo Camisasca che da un lato ritiene che il parroco abbia agito, nell’annullare la serata, con una «valutazione coscienziosa», dall’altro afferma che anche alle Sentinelle vada «riconosciuto il diritto inalienabile a far sentire la loro voce».

Questo il testo integrale del vescovo.

Rispetto alle ultime vicende relative alla cancellazione di un incontro sul tema del gender che avrebbe dovuto svolgersi nella Parrocchia di Regina Pacis, essendosi alzate in proposito molte e contraddittorie voci, avverto come mio dovere di vescovo la necessità di un chiarimento.

Innanzitutto ritengo che la decisione presa da don Paolo Cugini sia stata frutto di una valutazione coscienziosa della situazione in ordine al bene dei fedeli. Certamente egli, in futuro, saprà esprimere al popolo cui è mandato la voce della Chiesa e della ragione relativamente ai temi in questione.

Detto questo e senza entrare nel merito dei metodi e degli statuti, non posso non rilevare come molte delle convinzioni che le Sentinelle in piedi, con umile forza e in modo pacifico, vogliono portare all’attenzione pubblica sono le stesse che anche io, come uomo e come vescovo di questa diocesi, ho più volte sottolineato e che ho riassunto nella nota sul gender (pubblicata nello scorso aprile) e nell’ultimo Discorso alla città, in occasione della festa di san Prospero: la famiglia nasce dall’incontro tra un uomo e una donna; i figli non sono un diritto, né di singoli, né di coppie, ma un dono da accogliere e rispettare; i bambini hanno il diritto ad una madre e ad un padre e i genitori, - con il sostegno degli amici, dei parenti e delle istituzioni pubbliche – devono essere messi nelle condizioni di poter educare liberamente i propri figli.

Questi convincimenti non nascono da una posizione confessionale, ma sono patrimonio comune dell’esperienza umana, fondata sulla ragione. È per questo che anche la Chiesa, da sempre avvocata dell’uomo, si impegna a difenderli. Sono convinzioni che papa Francesco ha espresso più volte dall’inizio del suo pontificato.

Desidero perciò esprimere la mia gratitudine e il sostegno della Chiesa per la testimonianza di tanti uomini e tante donne, soprattutto di tanti giovani, appartenenti a fedi e storie diverse – facenti capo ad associazioni laiche o religiose, circoli culturali, ecc… – che si espongono in prima persona a difesa del bene dell’umanità.

Accolgo con rispetto e attenzione, perché portatore di una dignità umana uguale alla mia, chi ha posizioni differenti, qualunque sia la sua cultura, il suo credo, il suo orientamento sessuale: ognuno deve avere la possibilità di esprimere, nel rispetto degli altri, ciò di cui è convinto. Proprio in virtù di questo principio di libertà, occorre che da parte di tutti sia riconosciuto anche alle Sentinelle in piedi il diritto inalienabile a far sentire la loro voce.

+ Massimo Camisasca