Città sommersa in Egitto
Città sommersa in Egitto

E SE ATLANTIDE fosse in Egitto? Precisamente alla foce del Nilo sul Mar Mediterraneo, presso il cosiddetto braccio canopico? A suggerire questa nuova, avvincente ipotesi della misteriosa città scomparsa, sede delle civiltà ideale raccontata da Platone nei dialoghi “Crizia” e “Timeo”, sono i risultati dell’esplorazione sistematica ad opera di un’équipe di archeologi francesi dei fondali davanti ad Abuqir, a 20 km a est di Alessandria d’Egitto. A guidarli è Frank Goddio, forte di studi storici, ma soprattutto avventuroso scopritore di tesori in mezzo mondo, ad iniziare da un galeone spagnolo carico di dobloni d’oro nel Mar cinese meridionale.

Questa volta l’esplorazione è fatta secondo i crismi della scienza, con strumenti avveniristici; e i risultati non si sono fatti attendere: gli esperti hanno identificato i resti di un antico e magnifico abitato, parzialmente coperto dalla sabbia e dalle alghe. La lettura delle tracce degli edifici ha permesso una mappatura dell’intero assetto urbano, dell’intrico di vie, piazze, santuari, templi e monumenti sontuosi: il palazzo dei governatori e naturalmente il porto con l’arsenale e i vari mercati per le merci. Non vi sono più dubbi: si tratta di quel che rimane di Heracleion, la Thonis dell’Antico Egitto, fiorente centro commerciale, strategico per la posizione, che collegava il Nilo col Mar Mediterraneo.

Da qui transitavano raffinati prodotti di ogni tipo: «Ad esempio navi con importanti carichi di vino pregiato, come il famoso rosso di Cipro, che faceva bella mostra sulle tavole imbandite dei faraoni e le cui tracce sono state trovate in anfore sepolte nella tomba di Tut Ankh Amon – racconta Goddio – Heracleion rimase snodo commerciale fino al VI secolo d. C. Sappiamo che Cleopatra faceva arrivare qui le navi con i profumi di Cipro».

L’ÉQUIPE francese ha identificato anfore e giare per vino e olio, preziose ampolle per profumi, boccette e scatolette in ceramica e alabastro per il trucco. Le regine e le bellissime fanciulle di Heracleion tornano così a sedurre in tutta la loro bellezza, mentre l’assetto urbano si precisa campagna dopo campagna: ecco il tempio principale, dedicato a Khonsu, divinità lunare, signore dell’aria e delle tempeste, che i greci associarono a Eracle per la sua potenza, ma che rispetto a Eracle pronunciava (tramite il suo sacerdote) oracoli, fonte di preziosi consigli per naviganti in procinto di affrontare il mare ignoto.

Goddio ha poi identificato (e ricostruito fedelmente grazie alla computer grafica) anche il santuario del dio Amon, sede dei misteri di Osiride: i reperti ritrovati sul fondale, tra cui un’ampia lamina in oro con scrittura in geroglifico, rivelano che qui in particolare durante il regno di Nectanebo I (dal 380 al 362 a. C.) la barca di Osiride, dio degli inferi, veniva portata in processione tra ali di fedeli devoti.

ERANO carichi di offerte di fiori e frutta per ingraziarsi la divinità più importante del vasto pantheon egizio. E non ha più misteri nemmeno il palazzo del potere, sede di governatori e nobili senza scrupoli, favoriti dal faraone stesso. Sofisticate apparecchiature hanno permesso di ridisegnare con sorprendente precisione i viali di sfingi, che portavano a questa specie di reggia, e di ridefinire le stanze delle riunioni e le camere da letto, alcove per amori proibiti tra i governatori e le loro amanti, che, raccontati da fonti dell’epoca, ora trovano conferma.

Ebbene, dalla ricostruzione di Heracleion si ricava la presenza di cinte murarie concentriche, di templi, che potrebbero essere stati a un certo punto dedicati dai commercianti greci a Poseidone e a Zeus, di un palazzo con mura turrite (le cui basi si leggono ancora), un porto protetto su tre lati.

TUTTE caratteristiche molto simili all’Atlantide immaginata da Platone, sicuramente influenzato da modelli reali. E il principale potrebbe essere stato proprio Heracleion, la cui ricchezza è testimoniata dalle centinaia di statue in granito o in calcare di sovrani, regine, divinità, sfingi ritrovate; per non parlare di capitelli e colonne di fine fattura artistica, di rivestimenti in marmo dei palazzi, di centinaia di monete, gioielli, manufatti pregiati, monili preziosi in arrivo su carichi opulenti da tutto il Mediterraneo. «Potrebbe essere davvero Heraclion la fonte di Platone per Atlantide. Tanto più che un modello urbano egizio sarebbe più credibile, vista l’ammirazione del filosofo greco per l’antica civiltà dei faraoni», conclude Goddio.