LA MUSICA da discoteca, soprattutto la techno, esercita sui giovani un fascino irresistibile. Ritmo percussivoin 4/4, iterazione ossessiva dei moduli armonici e melodici, suono prodotto per sintesi elettronica, incalzare implacabile dei bassi, volume assordante: il mix induce un effetto infallibilmente ipnotico con conseguente affievolimento della coscienza. Se si aggiungono la folla, il caldo, il bombardamento delle luci, il movimento frenetico, la mancanza di sonno, si comprende perché ragazze e ragazzi assumano sostanze per reggere lo stress e per sperimentare sensazioni estreme. Ora, senza voler instaurare un corto circuito logico fra musica techno ed ecstasy, va pur detto che essa comporta un tipo d’ascolto che risucchia l’individuo nel vortice sonoro fino allo sfinimento. Ed è palese che la perdita dell’autocontrollo rende i giovani ancora più vulnerabili.
L’informazione, la vigilanza della famiglia, l’opera della scuola, la prevenzione delle forze dell’ordine sono mezzi essenziali per contenere i rischi dell’assunzione di stupefacenti. Ma uno strumento di cui si parla troppo poco consiste nella buona educazione all’ascolto. Da avviare con i bambini e da consolidare nell’adolescenza.

SE si conduce il soggetto ad apprezzare l’ascolto musicale non come mera reazione istintuale bensì come operazione intellettuale cosciente applicata a linguaggi articolati e complessi – musica classica, jazz, musica d’arte contemporanea –, lo si premunisce di fronte al fascino violento e primordiale della techno. Egli assumerà verso gli stimoli musicali un’attitudine che lo porterà a relativizzarli. L’ascolto consapevole di buone musiche stimola nel giovane i processi cognitivi e lo espone a emozioni formalizzate, anche le più crude – la gelosia di Otello, la malvagità di Scarpia, le allucinazioni di Wozzeck –, frapponendo la distanza per poterle oggettivare ed elaborare. Ciascuno può coltivare l’ascolto consapevole, non solo chi pratica uno strumento. Occorrono però docenti preparati nella didattica dell’ascolto: una pratica educativa che desume le proprie strategie da discipline come la Musicologia, la Pedagogia musicale e la Psicologia della musica


(Giuseppina La Face, musicologa, direttore del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna)