Paolo Rossi
Paolo Rossi
Insieme al calcio , la musica ha scandito la mia vita da quando ero bambino. Mi piacciono le melodie ragionate, la magica successione dei suoni, le canzoni romantiche, i generi impegnati. Ma anche quelli contemporanei, più improvvisati e sperimentali. Adoro cantare, mi fa sentire bene. Negli anni Ottanta, da calciatore più celebre d’Italia, ho addirittura inciso un 45 giri per beneficenza (Domenica alle tre). Cantare è un modo per tirare fuori le emozioni, i sentimenti che si hanno dentro, i pensieri. Ci sono canzoni che mi rappresentano più di altre e che più di altre mi legano a momenti insostituibili, a sensazioni profonde, a ricordi indelebili. Parlo di artisti intramontabili come Lucio Battisti, ma anche di Lucio Dalla, di Francesco De Gregori, di Michael Jackson, dei REM, di George Michael, dei Qeen. Ma c’è un pezzo che mi ha segnato nell’apice della mia carriera e che di tanto in tanto mi ritrovo a canticchiare, con nostalgia, sotto la doccia, ed è ‘Sotto la pioggia’ di Antonello Venditti, una canzone che io e Antonio (Cabrini) abbiamo intonato nelle serate che hanno preceduto il mondiale di Spagna. Quando il timore delle partite toglieva il sonno, quando avevamo bisogno di sfogare l’euforia di essere in Nazionale. E nell’altro brano di Antonello, Giulio Cesare, sono stato immortalato. Me lo ha confermato Venditti, in occasione di un mio compleanno. E da poco mi sono ritrovato sul palco con De Gregori e Marco Tardelli a cantare ‘La storia siamo noi’. Che bella sensazione! Che poesia. Devo tanto alla musica, a volte mi ha guarito. In altre occasioni mi ha caricato.
Le canzoni sono pezzi di te stesso, sono passaggi esistenziali, sono luce nei momenti di smarrimento. Sono cuore, sono anima, sono amore. Con la musica e le canzoni non ci si sente mai soli. Basta saperle ascoltare, basta cogliere il significato, intimo, delle parole. Ed io penso di avere l’orecchio predisposto. La musica mi ha accompagnato in ogni angolo di mondo dove mi sono spinto, ha colorato le mie giornate, fa parte della mia quotidianità. Guido con la musica, passeggio con la musica, mi rilasso con la musica. Sogno ancora, con la musica. E’ una forma di educazione, di rispetto delle regole. È arte allo stato puro. Ho spinto i miei figli a suonare il pianoforte per sentire le vibrazioni che questo strumento trasmette, ho insegnato loro ad ascoltare la musica, ogni genere, l’ascoltiamo insieme. In casa, all’aperto, durante le attività ludiche. Ci unisce, ci confrontiamo. Ci divertiamo. Le piccole di casa hanno gusti un po’ diversi, più contemporanei, ma va bene così. Anche a loro piace molto la musica e a me, questa consapevolezza, rende un padre orgoglioso.