La tipica gestualità di Patty Pravo
La tipica gestualità di Patty Pravo

A lungo il paese della canzone è stato come l’isola sognata da Truffaut: p ieno di donne, tante donne, donne bellissime, tutte gambe, senza fine, avvinte come l’edera, legate a un amore simbiotico senza il quale non potevano nemmeno esistere (“ e se domani io non potessi rivedere te/ avrei perduto il mondo intero non solo te ”, e siamo già nel 1964). I più attenti, con il senno di poi, ci hanno visto un catalogo antropologico da manuale del perfetto turista sessuale. O un prontuario dei clichè sull’implume bipede femmina in perenne equilibrio fra due estremi: la madre-moglie-schiava e la puttana. Il lungo processo di emancipazione che è passato anche attraverso la musica ha dovuto prima di tutto liberarsi della messinscena di fiori, stelle, fate turchine e fattrici. Per poi dare spazio a un’infilata di creature apparentemente strambe ma capaci di raccontare come stavano davvero le cose nell’altra metà del cielo. Peccatrici, fanatiche dei rapporti a tre, prive di anima e signora sarà lei. Va riconosciuto con onestà che a prendere nota della metamorfosi è quasi sempre un uomo, ma si tratta di una galanteria antica già svelata da Ramòn Gomez de la Serna: «Laura continua a uscire da messa bella e giovane tutte le domeniche. Chi è scomparso è il Petrarca». E quindi onore a lui e a lei per il coraggio di avere avuto quel pensiero stupendo: in pochi anni le ragazze cambiano dentro e fuori dai dischi, imparano a tradire ma nessuno le può giudicare e possono andarsene a testa bassa senza te. Per raccontare la metamorfosi qui sono state scelte canzoni diventate ben altro per tutti gli italiani: modi di dire, di sbagliare, di ricordare.

A cominciare da quel capolavoro che tutti ci portiamo dentro scritto da Fabrizio De Andrè, il monumento alla donna che si vende per amore dell’amore. Bocca di Rosa , uscita nel 1967, ha ormai la stessa riconoscibilità di un inno nazionale e il paesino di Sant’Ilario è diventato la comune geografia del pregiudizio e del riscatto. Scritta con Gian Piero Reverberi, la canzone è il definitivo J’accuse al bigottismo e alla chiusura mentale di un’Italia dalla morale piccina ed entra a gamba tesa nell’immaginario collettivo al punto che la Treccani alla voce “bocca di rosa” assegna il significato di prostituta. Poi venne il ’68 con la sua Bambola , pietra miliare della musica leggera italiana che Patty Pravo, già famosa per cover come Ragazzo triste e Se perdo te , non voleva cantare. La ragazza del Piper non si riconosceva nella femminuccia succube di un uomo. Accettò quando si rese conto che si trattava in realtà di una storia di ribellione («No ragazzo no tu non mi metterai tra le dieci bambole che non ti piacciono più») e diventò l’artista più venduta di sempre dopo Mina. Nel 1971 il femminismo ha ancora parecchia strada da percorrere quando Rosanna Fratello ricorda allo spasimante: «Non ti scordare che ho quattro fratelli», evocando i torvi congiunti e una concezione della famiglia ben nota a migliaia di italiane. La cantante ventenne fa centro con Sono una donna non sono una santa , tanti si riconoscono nel dilemma fra passione e terrore di ribellarsi alle convenzioni. Uno dei più grandi successi dell’estate 1973 è Minuetto scritto da Franco Califano e cantato da Mia Martini. Sembra lo schema classico della sedotta e abbandonata e invece è lo sfogo di una donna schiava di una relazione insoddisfacente: «Non posso dirti sempre sì».

Peccato se manca il lieto fine . Nello stesso anno è di nuovo Patty Pravo a rivendicare inedite prospettive sentimentali. Pazza idea provoca raccontando di una ragazza che pensa con rimpianto al suo ex. E lo fa a letto con l’altro, scabrosa rivendicazione di un immaginario erotico indipendente. A questo punto gli uomini si scocciano e l’anno dopo arriva il rabbioso monologo di Riccardo Cocciante contro la sua “Bella senz’anima”, che da noi scatena l’ira delle femministe ma in Spagna e nei paesi Sudamericani afflitti dalle dittature diventa un canto rivoluzionario. A spacciare il mistero e l’ambiguità di desideri e speranze in confezione spray ci pensa nel 1977 l’extraterrestre Renato Zero che sale sul palco con Mi vendo truccato e pieno di lustrini. Nostalgica ed erotica la voce di Patty rilancia nel ’78 con Pensiero Stupendo scritta da Ivano Fossati: un amore da vivere in tre e la rottura di un’idea d coppia sedimentata. In contemporanea Lucio Battisti ci regala la sua Donna per amico confermando che sì, è possibile. Nel 1979 c’è bisogno di Gianna Nannini per parlare in maniera nemmeno troppo velata di masturbazione (la Statua della libertà sulla copertina del disco ha in mano un vibratore). E nell’82 tocca Loredana Bertè – ancora con la complicità di Fossati - fare irruzione nei salotti per bene gridando Non sono una signora : quasi l’autobiografia di una ragazza nata nel profondo Sud degli anni Cinquanta che riesce a prendere l’ascensore sociale (ma che fatica) e diventa una star.