Copertina della nuova edizione di Dopo il divorzio - (Foto: Edizioni della Sera)
Copertina della nuova edizione di Dopo il divorzio - (Foto: Edizioni della Sera)
La grandezza di un autore si misura anche per la sua capacità di lettura dei segnali di cambiamento della società a esso contemporanea. Un esempio in questo senso può essere certamente Grazia Deledda con il suo libro 'Dopo il divorzio'. Il volume, pubblicato nel 1902, è stato il primo romanzo a toccare il tema del divorzio in Italia.

A 80 anni di distanza dalla morte dell'autrice Premio Nobel (15 agosto 1936), la casa editrice Edizioni della Sera propone una nuova edizione di questo titolo.

LA TRAMA
Siamo in Sardegna, la giovane Giovanna Era è sposata con il contadino Costantino Ledda. Questi viene condannato con l'accusa di aver ucciso uno zio. L'uomo, nonostante sia innocente, accetta la condanna per favorire la moglie: Giovanna, infatti, con il marito in carcere, può chiedere il divorzio e sposare un ricco proprietario terriero. Ma quando il vero colpevole confessa, permettendo la scarcerazione di Giovanni, i due ex coniugi si vedono costretti a intraprendere una relazione clandestina.

IL DIVORZIO IN ITALIA

Attraverso il suo racconto la scrittrice sarda ha saputo ben documentare, praticamente in diretta, la prima condanna sociale dell'istituto del divorzio, in un momento di grande dibattito. La prima proposta di legge sul tema in Italia, infatti, venne presentata due volte senza successo al Parlamento nel 1878 e nel 1880 dal deputato Salvatore Morelli. Dopo la sua morte ci riprovarono ancora nel 1882, nel 1883 e, dopo un periodo di silenzio, nel 1892, sempre con esito negativo. Nel 1902 (l'anno di pubblicazione del romanzo della Deledda), con il Governo di Giuseppe Zanardelli arrivò una proposta che sembrava destinata al successo, anche per effetto dell'interessato dibattito creatosi attorno. Ma il disegno di legge venne fatto cadere con 400 voti sfavorevoli contro 13 a favore. Solo nel 1970 si riuscì finalmente a inserire l'istituto del divorzio nel nostro Paese con la legge Fortuna-Baslini.