Agnese Cini
Agnese Cini

Firenze, 28 aprile 2015 - CI VORREBBE un miracolo. In un’epoca in cui si staccano i crocifissi dalle pareti e - in casi estremi - riesce ad aver salva la vita solo chi è in grado di recitare a memoria il Corano, battersi per far conoscere la Bibbia ha del prodigioso. Eppure è questa la mission di Agnese Cini, teologa settantottenne, fondatrice e presidente uscente dell’associazione Biblia (www.biblia.org).

Come riesce a parlare della Scrittura alla stregua di un caro amico?

"Semplice, per me lo è. Sono cresciuta in Svezia e lì, sin dalle elementari questo libro è sempre presente, inserito fra i testi scolastici".

Dalla lettura all’innamoramento?

"Ho visto tanta gente, anche laici, che desideravano un approccio diretto alle Scritture: per questo presi la licenza e il dottorato in teologia biblica e, dopo il Concilio, chiesi al consiglio direttivo Scout di organizzare dei 'campi Bibbia', seguitissimi".

Dopo lo scoutismo è nata Biblia.

"Ai campi venivano parenti, amici e conoscenti: non tutti avevano la tempra per dormire sotto una tenda, quindi prese corpo l’idea di dar vita, trent’anni fa, a un’associazione laica di cultura biblica".

L'obiettivo?

"Colmare un vuoto culturale, dovuto a molteplici ragioni che, nel nostro Paese, non hanno favorito la lettura del testo biblico, ma anche far riscoprire la bellezza, come direbbe il nostro caro Papa Francesco, dei testi 'che tutti dovrebbero conoscere, leggere e rileggere', considerarli una guida".

La sua attività è rivolta a promuoverne la conoscenza tra donne e uomini e bambini del nostro tempo: non solo a catechismo?

"Assolutamente. Le Scritture non hanno confini, soprattutto religiosi. Anzi... Oltre che fondamento dell’ebraismo e cristianesimo e riferimento imprescindibile per l’Islam, la Bibbia è una delle componenti essenziali delle culture dell’Occidente, sul piano letterario, artistico, simbolico, linguistico, politico e giuridico".

Ma la conoscenza e lo studio dell’aspetto religioso sono essenziali per un approccio corretto?

"Certo, non stiamo parlando di un’opera puramente letteraria; ma il messaggio religioso non toglie che la nostra associazione accolga chiunque desideri conoscere o approfondire l’Antico e il Nuovo Testamento e le sue riletture. Abbiamo circa 500 soci e altrettanti simpatizzanti e proponiamo convegni e corsi, l’ultimo a Firenze. I nostri relatori provengono per la maggior parte dal mondo cristiano, ebraico e universitario".

Risultati?

"Qualcosa inizia faticosamente a muoversi: dal 2010 abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione, perché le nuove generazioni ignorino meno di quella attuale la ricchezza dei testi biblici e i valori che essi propongono. Inoltre stiamo proponendo alle scuole moduli di introduzione alla Bibbia. Tanti piccoli ruscelli formano un grande fiume".

Attenzione ai bambini e alle donne, ma queste ultime nel Nuovo Testamento non sono molto presenti.

"È vero, ma due di loro vantano il privilegio di una rivelazione: la Samaritana, alla quale Gesù rivelò di essere il Messia atteso, e Maria Maddalena, cui Gesù confidò di essere il Risorto".

Lei quale figura preferisce?

"Maria è quella che sento più vicina. Non solo perché, come lei, ho perso il mio primogenito quando aveva 37 anni. Ho visto nella Madonna un modello prezioso per ogni mamma: la sua presenza discreta accanto a Gesù dovrebbe insegnare molto ai genitori di oggi".

Ovvero?

"A crescere i figli senza abbandonarli né opprimerli, lasciandogli fare le proprie scelte, con qualche inevitabile aggiustamento, ma sempre con dolcezza e rispetto".

Se l’Altissimo vedesse il punto in cui gli esseri umani sono arrivati, secondo lei manderebbe un secondo diluvio?

"Possiamo stare tranquilli: quando Dio trovò un giusto e si occupò della 'nuova creazione', promise che non avrebbe mai più distrutto il mondo".