Antonio Cabrini
Antonio Cabrini
Non posso certo dimenticarmi degli anni della nostra “meglio gioventù”. Decenni importanti, salienti che hanno segnato non solo il mondo della musica ma, anche attraverso essa, un po’ tutti noi. I tempi stavano cambiando, e dalla musica rock di colore ci si stava affacciando verso un genere più soul. Decenni che ci trascineranno tutti in un nuovo mondo, segnato da svolte civili, lotte, passioni, tutte rigorosamente sottolineate a tempo di musica, partendo dai cantautori italiani. Sono gli anni che hanno visto la nascita delle grandi voci della musica italiana, voci che hanno fatto la storia e che continuano, anche oggi, ad entrare nelle case di tutti. Posso citarne, tra i tanti, alcuni: De Gregori, Baglioni, il grande Lucio Dalla. Un sound musicale che ci accompagnerà poi in tutti i momenti delle nostre vite, anche quelli più salienti. Come in quella estate dell’82, quella del Mondiale che vincemmo di Spagna. Un campionato epico, irripetibile, inaspettato nei modi anche da noi stessi che ne fummo protagonisti. Chiusi negli spogliatoi, lontani dalla stampa, cresceva ogni giorno l’euforia, sentivamo vicino un Paese che ci sosteneva e ascoltavamo solo canzoni italiane. Una su tutte, Cuccurrucucù (paloma). Era la colonna portante di ogni trasferta in pullman e di ogni momento di aggregazione. La voce di Battiato si espandeva e ci caricava, e il fatto che la si ascolti ancora oggi, in tempi de tutto diversi, dà la misura di quanto forte fosse quella sua carica. Ma forse il segreto della musica è proprio tutto lì, la sua capacità di ricaricarsi, di ripetersi, di trovare sempre nuovi lampi nel continuo avanti e indietro fra le onde del tempo e le didascalie della Storia. Quando una canzone è scritta, non è per quel momento lì, ma è scritta per ritornare per sempre. Ancora oggi, dopo tanti anni, se mi capita di sentire Cuccurucucu io non sono più qui, ma torno su quel pullman, con tutti gli altri ragazzi intorno, mentre entriamo nel tunnel del Santiago Bernabeu la notte del mondiale, una specie di centro di gravità permanente da cui la mia memoria non uscirà più.